L’Istituto Farlottine gestisce una realtà educativa variegata, accogliendo bimbi di tutte le età (i più piccoli hanno 1 anno) e ospitando diversi ordini e gradi di scuola, più precisamente le scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, tutte e tre paritarie, che costituiscono la Scuola San Domenico. Questo ampio servizio educativo si caratterizza per la particolare attenzione che viene rivolta ai bimbi e alle famiglie in difficoltà, sulla scia dell’opera compiuta da Assunta Viscardi, una grande donna bolognese che ha dedicato tutta la sua vita ai bambini emarginati.
TUTTI PER UNO: Iniziative per il benessere di tutti e di ciascuno.
Il Progetto si rivolge a bambini in forte situazione di disagio personale e familiare che rischia di compromettere il successo scolastico e la loro crescita integrale.
La Scuola San Domenico – Istituto Farlottine si occupa dell'educazione dei bambini da zero a quattordici anni, con sezioni di nido, materna, elementare e scuola media. Malgrado l'attenzione e la dedizione ad ogni singolo studente, sia sul piano didattico sia sul piano educativo, esistono alcune situazioni in cui il disagio personale dei bambini risulta preoccupante. Il dialogo con le famiglie è molto curato e generalmente buono, ma in alcune situazioni più delicate non è facile condividere con i genitori lo stato di malessere del bambino e indirizzare alla rete dei servizi territoriali preposti alla salute.
Il presente progetto si propone di intervenire in modo complessivo sul sistema educativo scuola-famiglia-territorio attraverso tre filoni di iniziative:
Obiettivo del progetto è osservare il comportamento dei bambini ed evidenziare stati di forte disagio per:
Il laboratorio di DANZA MOVIMENTO TERAPIA sarà attivato a partire dal mese di marzo e si concluderà entro l'anno scolastico 2011-2012 La comunicazione con gli insegnanti e con le famiglie avverrà entro il mese di giugno 2012 Il progetto verrà interamente realizzato nei locali della scuola.
Il progetto permetterà da un lato di fornire un intervento di miglioramento del benessere dei bambini e dall'altro di comunicare in modo efficace con la famiglia al fine di promuovere tutti gli interventi necessari alla presa in carico della situazione da parte dei servizi socio-sanitari del territorio preposti.
Beneficiari del progetto
L’idea di proporre alla classe III media questo tipo di attività è nata dall’esigenza del gruppo insegnanti e degli esperti collaboratori della Scuola di intervenire, con un approccio diverso da quello tradizionale dell’insegnamento, su un gruppo di ragazzi che ha evidenziato forti dinamiche conflittuali caratterizzate da atteggiamenti aggressivi che stavano minando fortemente, oltre che il benessere dei singoli, la possibilità di garantire il percorso didattico. In estrema sintesi si è lavorato sulle complesse dinamiche del gruppo e dei singoli attraverso il linguaggio corporeo.
Il gruppo, composto da 9 ragazzi (6 maschi e 3 femmine), ha messo fin da subito in evidenza le forti dinamiche conflittuali che mi erano state descritte, all’interno delle quali la figura dell’adulto non ha possibilità di accesso: viene deriso, preso in giro e scarsamente considerato.
Due dei ragazzi partecipanti sono seguiti dai Servizi territoriali e presentano fortissime difficoltà relazionali e comportamentali. Altri tre dei partecipanti, presentano modalità relazionali inadeguate, con atteggiamenti di bullismo che rendono molto difficoltoso il lavoro dei docenti.
Il gruppo di 9 elementi vede dunque al suo interno 5 persone in difficoltà che riescono sovente a coinvolgere negativamente anche gli altri 4 ragazzi.
Il loro modo di stare insieme è costantemente caratterizzato dalle provocazioni sia verbali che fisiche: continuamente si spingono, si prendono in giro, si danno calci, pugni, sberle, si fanno sgambetti e si deridono. Nonostante questo sono continuamente alla ricerca l’uno dell’altro, evidenziando una modalità di aggregazione dipendente (è molto evidente osservando il modo in cui occupano lo spazio nella stanza, muovendosi tutti insieme nella stessa direzione - la mia immagine è quella di una “mandria”) . Ho colto sia dagli aspetti verbali che da quelli motori molte espressioni legate alla rabbia, che a volte viene espressa con esplosioni dal difficile contenimenti (sia interno che esterno) mentre altre si caratterizza con implosioni che si manifestano in atteggiamenti passivi.
Descrizione del progetto
Si è proposto un laboratorio di espressione corporea all’interno del quale sono state utilizzati metodi e tecniche della Danza Movimento Terapia la cui scuola di riferimento è Art Therapy Italiana*.
Il laboratorio ha offerto ai partecipanti la possibilità di uno spazio protetto privo di giudizio, un contenitore capace di accogliere forme espressive, sentimenti ed emozioni che si è cercato di trasformare in maniera creativa, laddove è stato possibile.
I ragazzi sono stati invitati ad esplorare alcuni elementi di base che caratterizzano il movimento (sperimentazione degli effort - LMA) con l’intento di offrire loro una maggior consapevolezza e la possibilità di trasformare gli aspetti aggressivi in elementi costruttivi. Ho guidato il gruppo verso l’obiettivo di creare una semplice coreografia che nascesse dai loro gesti quotidiani, prendendo spunto dalla “HAKA”, danza tipica dell’etnia neozelandese dei Maori. La Haka è erroneamente indicata come danza di guerra (grido di battaglia della nazionale di Rugby degli All Blacks) ma in realtà è l’espressione disciplinata ma emozionante ed emozionale che, chi la esegue, utilizza per esprimere il proprio stato d’animo, sia esso positivo che negativo, durante riti, feste e celebrazioni.
Obiettivi e finalità del progetto
- migliorare la capacità di stare in gruppo
- scoprire le possibilità espressive e comunicative del movimento
- scoprire la capacità di relazionare con l’altro e con l’ambiente attraverso il movimento in maniera adeguata
- rinforzare la fiducia in sé stessi
- usare creativamente l’energia, scaricare ed incanalare le emozioni
- esplorare le opportunità del movimento
- ampliare la consapevolezza corporea
- stimolare il processo creativo e la fantasia
Tempi, modalità e luogo di realizzazione del progetto
L’intervento si è articolato in 10 incontri a cadenza settimanale all’interno dell’attività di educazione fisica, in collaborazione con il Professor Marco Simoni; durante il percorso ci sono stati momenti di confronto di grande utilità anche con la Preside Mirella Lorenzini e la Professoressa Elena Scaruffi.
L’attività si è svolta presso i locali della Scuola Media San Domenico di Bologna
Risultati e benefici attesi
Attraverso un lavoro paziente, coinvolgente e davvero delicato, pian piano i ragazzi hanno preso fiducia in me e nella proposta, riuscendo a creare una semplice coreografia che racconta gli aspetti profondi che caratterizzano questi giovani. Il risultato finale (visibile anche in semplice video che documenta alcuni momenti del laboratorio) li ha fortemente gratificati e ha dato loro la possibilità di prendere, almeno in parte, consapevolezza di alcuni aspetti; di grande valore sono stati i momenti dedicati alla parola e a brevi scritti. Ho cercato di valorizzare molto gli aspetti positivi di ognuno, rinforzando anche le loro più piccole espressioni e creazioni, pur non tralasciando mai il metterli di fronte anche ai loro aspetti più “negativi” (evitando di giudicare ma ponendo l’ attenzione sul processo).
Va sottolineato che il lavoro svolto al fianco di un insegnate maschio è stato un aspetto vincente, dando alla conduzione la forma simbolica delle due figure genitoriali che perseguono gli stessi obiettivi ma con stili e modalità differenti, offrendo un nutrimento più completo ed equilibrato.
Nonostante l’apparente omogeneità di questo gruppo, all’interno di esso ho potuto osservare forti diversità. È evidente che le persone più “problematiche” tendono a coinvolgere anche i compagni più ben disposti, riuscendo quasi sempre a trascinarli nella provocazione con conseguente conflitto.
In linea molto generale ho osservato che almeno 4 dei ragazzi coinvolti hanno dimostrato disponibilità e buone capacità di esplorare e sperimentare; hanno riposto fiducia nei miei confronti, e si sono attivati con intenti costruttivi rispetto la proposta.
Altri tre componenti del gruppo hanno invece evidenziato in questo contesto una forte difficoltà nella relazione con l’adulto, attivandosi, soprattutto durante i primi incontri, nel tentativo di svalutare il lavoro e di “distruggere le cose buone “ che via via prendevano forma. La mia sensazione è che si tratti di ragazzi confusi, incapaci di stare alle regole e in difficoltà a prendere contatto con le emozioni. Appaiono arrabbiati e poco fiduciosi.
Le altre due persone del gruppo invece hanno destato in me una sorta di preoccupazione, mettendo in evidenza in questo contesto aspetti problematici dal sapore profondo.
una di queste, la ragazza, si è dimostrata estremamente infantile e desiderosa di un’attenzione privilegiata nei miei confronti, attivandosi però con atteggiamenti egocentrici e “capricciosi”. Il suo stile di movimento è caratterizzato dal flusso di tensione tenuto e dalla chinesfera piccola (LMA), alternando stati di scarso movimento (appare come passiva e ritirata) ad improvvisi scatti/esplosioni motorie in cui urla con veemenza ed “accende” tutto il corpo; poco dopo torna con le mani in tasca, la testa china, la schiena ricurva; queste modalità potrebbero raccontare di grande fatica a riconoscere le emozioni e ad esprimerle in modo adeguato (per lei e per l’esterno); sembra incapace di tollerare i momenti di silenzio (parla e “brontola” continuamente”), lasciando intravedere un probabile stato ansiogeno perpetuo. Nei momenti dedicati alla verbalizzazione esprime rabbia ma riesce a fare osservazioni sottili e cariche di emotività.
L’altro, il ragazzo, nonostante le ottime abilità motorie e dialettiche, ha raccontato, sia attraverso il movimento che attraverso gli atteggiamenti con i compagni e con l’adulto, una certa dose di confusione emotiva, capace di condizionale e destabilizzare l’intero gruppo. Caratterizzato da un forte desiderio/bisogno di essere visto, si è esposto fin da subito proponendo coreografie acrobatiche e spettacolari, in dissonanza con il resto del gruppo che, come è solito che sia, un po’ all’inizio si vergogna e un po’ normalmente ha paura di farsi male (mi riferisco ad esempio a lanci in aria, ruote con una mano, verticali…). Questo tipo di movimenti richiede un forte controllo ed in molti momenti ho temuto che potesse farsi male: il suo controllo è minimo, lasciando intravedere talvolta un impeto motorio che si lancia nello spazio in connessione ad un bisogno interno, senza la consapevolezza completa del rischio.
La cosa che forse più mi ha colpita è legata alla diversità del suo porsi nei miei confronto da un incontro e l’altro, mostrando un’alternanza dello stato emotivo piuttosto spiazzante. Siamo passati da incontri in cui la relazione di fiducia sembrava in buone direzione ad altri in cui improvvisamente la sua modalità era denigrante e svalutativa, attivandosi nei miei confronti in modo sprezzante e davvero molto provocatorio. Nelle giornate in cui si è presentato con queste modalità sembrava impossibile poter entrare in relazione con lui. Sembrava invaso da una forte rabbia ma soprattutto da una confusione inarrestabile verso la quale egli non sembra avere sufficiente possibilità di gestione. Nel delicato lavoro fatto insieme a lui ho trovato una chiave di accesso nella valorizzazione delle sue abilità motorie e questo gli ha permesso di stare con i suoi compagni e di costruire, e non distruggere, qualcosa di buono.
In relazione alle osservazioni fatte in questo breve percorso rispetto questi due ragazzi,credo sarebbe utilissimo per loro poter intraprendere un percorso di Danza Movimento Terapia, al fine di esplorare in una situazione “sana” e protetta gli aspetti di disagio che tanto emergono attraverso il linguaggio corporeo.
Obiettivi raggiunti
I partecipanti hanno gradualmente preso fiducia in me, nella proposta e verso le loro possibilità e capacità. Si è riusciti ad incanalare le “forme aggressive” in modo creativo dando forma ad una semplice coreografia che ha visto la collaborazione di tutti, anche se in modo differente (“lavori in corso” è il titolo del video a documentazione). Ognuno di loro ha esplorato alcune opportunità del movimento in connessione agli stati emotivi, scoprendo nuove possibilità comunicative ed espressive.
È sottinteso che questa relazione rappresenta un’estrema sintesi del percorso e sono a disposizione qualora si sentisse la necessità di approfondire alcuni aspetti.
* Art Therapy Italiana, la cui sede è a Bologna, è stata fondata nel 1982 con lo scopo di promuovere l’Arte e la Danza Movimento Terapia in Italia. Art Therapy Italiana è un Associazione nella quale si riconoscono professionisti che utilizzano l’espressione artistica o motoria come tecniche di psicoterapia analitica, inoltre offre un programma di Formazione Quadriennale in Arte e Danza Terapia, al termine del quale viene conseguito un diploma.
La Danza Movimento Terapia nasce negli Stati Uniti negli anni 40 ed è oggi riconosciuta come strumento indispensabile nei servizi terapeutici sia nel settore clinico sia in quello educativo e socio-riabilitativo. Il Danza Movimento Terapeuta utilizza l’analisi del movimento (Laban Movement Analisys) sia come mezzo diagnostico che come modalità d’intervento per analizzare, comprendere ed elaborare i vissuti emotivi iscritti nel corpo e nel movimento del soggetto; egli si avvale della propria esperienza corporea per stabilire un contatto diretto con il soggetto e per stimolarlo e trovare dei modi espressivi e delle forme simboliche, rappresentative dei propri vissuti. Il processo creativo è un elemento fondamentale del percorso terapeutico. Compito del danza movimento terapeuta è di promuovere, sostenere e rafforzare proprio quelle componenti creative che sono necessarie al vivere umano.
La Danza Movimento Terapia fa particolare riferimento alle teorie psicanalitiche che hanno approfondito l’osservazione e lo studio dei processi affettivi che intercorrono tra il bambino ed il suo ambiente nel corso dello sviluppo (scuola delle relazioni oggettuali di matrice inglese ed americana).