PAOLO'S HOME KIBERA NAIROBI - 2020
PAOLO'S HOME KIBERA NAIROBI
Servizio di riabilitazione fisioterapica e centro diurno per bambini con disturbi psicologici e neuropsichiatrici.
Richiesta di contributo 2020
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Missione a Nairobi 14-18 gennaio 2019
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Progetto Nairobi
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Aggiornamento Progetto Nairobi
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India Vellore
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Report per il 2017
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TIPOLOGIA D’INTERVENTO: Servizio di riabilitazione fisioterapica e centro diurno per bambini con disturbi psicologici e neuropsichiatrici
IL PROBLEMA E IL CONTESTO
Il Kenya ha una popolazione di quasi 50 milioni di abitanti, con un’età media di 19 anni. Il 43,4% della gente vive al di sotto della soglia di povertà. La legislazione, che ha recentemente disposto l’erogazione di servizi per la salute mentale a livello comunitario non tiene conto della realtà. Ci sono infatti meno di 100 medici psichiatri in tutto il paese (fonte WHO).
Allo stesso modo il diritto all’inclusione scolastica dei bambini con disabilità mentale, sancito dalle leggi del paese, rimane largamente disatteso. Gli unici servizi pubblici per la salute mentale sono offerti dal grande ospedale psichiatrico di Mathare a Nairobi e da altri tre istituti più piccoli ubicati in differenti regioni del paese.
Nei fatti, però, a questi servizi possono accedere solo persone che lavorano ed hanno di conseguenza un’assicurazione sanitaria che ne copre il costo. Insufficienti e poco accessibili sono i servizi di riabilitazione per chi soffre di disturbi neurologici. I problemi si aggravano in una realtà disgregata come quella di Kibera (Nairobi), uno degli slum più popolosi e poveri di tutta l’Africa Subsahariana.
La popolazione di Kibera, difficile da censire con precisione, ammonta a diverse centinaia di migliaia di persone, di cui almeno la metà senza un lavoro. Perciò gli abitanti vivono in condizioni di estrema povertà, in piccole baracche, quasi tutte di lamiera, segmentate da viottoli di terra battuta, senza accesso a servizi essenziali come acqua e latrine.
Qui abitano intere famiglie, condividendo il piccolo spazio interno e gli spazi esterni con i vicini in una condizione di estrema promiscuità. La percentuale delle persone disabili è alta, sia per l’inadeguatezza delle condizioni di vita, sia per la scarsità dei presidi sanitari e la mancanza di prevenzione. In più, superstizione e pregiudizio inducono a vedere nella disabilità una maledizione o l’espiazione di una colpa. Quando nasce un bambino disabile, spesso la madre viene ritenuta colpevole e la famiglia, quando c’è, si disintegra. La conseguenze sono stigma e isolamento, che impediscono il rispetto dei diritti delle persone disabili.
LA RISPOSTA DI CITTADINANZA: IL CENTRO PAOLO’S HOME
Dal 2013 Cittadinanza sostiene il Centro “Paolo’s Home”, che assiste i bambini con disabilità psicofisica a Kibera.
Il centro è stato aperto nel 2008 dall’associazione Koinonia ed è frequentato da oltre 150 bambini affetti da differenti patologie di varia causa e natura: paralisi cerebrale infantile, spina bifida, epilessia, ritardo nello sviluppo di vario grado, autismo, sindrome di Down, danni cerebrali dovuti a meningite o complicazioni del parto.
Nel 2013, accanto all’ambulatorio di fisioterapia è stato inaugurato il Centro Diurno, dove 15 bambini beneficiano ogni giorno di due pasti completi e di attività educative, oltre agli interventi di fisioterapia, secondo un percorso individualizzato, con obiettivi in ambito fisico, cognitivo, comunicativo e sociale.
Paolo’s Home può contare su uno staff multidisciplinare di professionisti locali: 2 fisioterapisti, una psicologa, un terapista occupazionale, un assistente sociale, due educatrici. Essi non solo operano nel centro, ma effettuano regolarmente visite domiciliari e interventi di sensibilizzazione, al fine di coinvolgere la comunità e contrastare stigma, isolamento, discriminazione, emarginazione.
LE ATTIVITA’ DEL CENTRO
Durante gli anni, il progetto è stato arricchito con diversi programmi che si integrano per dare risposta alle esigenze delle famiglie che si rivolgono al centro:
PROGRAMMA DI FISIOTERAPIA
• attraverso sessioni in sede (3 giorni a settimana) e visite a domicilio (2 giorni a settimana)
PROGRAMMA PSICO-SOCIALE
• attraverso sessioni di gruppo e colloqui individuali una psicologa offre alle giovani madri, per lo più disinformate sulle cause delle patologie dei loro figli, un servizio di informazione e sensibilizzazione e il necessario supporto psicologico
CENTRO DIURNO
• che offre a 15 bambini una presa in carico più ampia, garantendo ogni giorno due pasti adeguati, attività di socializzazione, attività educative individualizzate, oltre al programma di riabilitazione e visite mediche
PROGRAMMA DI EMPOWERMENT
• economico delle madri, con formazione professionale, produzione e commercializzazione di prodotti di artigianato, prestito rotativo. Inoltre ogni mese, a rotazione, due madri sono impiegate nella preparazione dei pasti e nell’accudimento dei bambini, così da renderle parte attiva del processo di riabilitazione e dare a tutte la possibilità di una fonte di reddito. I genitori dei bambini, in molti casi madri single, vengono coinvolti nel processo riabilitativo dei propri figli e ricevono sostegno psicologico individuale e di gruppo dalla psicologa del Centro.
SUPPORTO ALL’INCLUSIONE SCOLASTICA
• attraverso la collaborazione con scuole di Kibera e la copertura di parte dei costi di frequenza di alcuni bambini con disabilità
SUPPORTO SANITARIO
• attraverso l’organizzazione e il pagamento dei costi di visite mediche specialistiche presso strutture sanitarie locali
PROGRAMMA DI SENSIBILIZZAZIONE
• della comunità, attraverso campagne porta a porta e la marcia per le strade di Kibera in occasione della giornata internazionale per le persone con disabilità (ogni anno il 3 dicembre)
COSA BOLLE IN PENTOLA: RISULTATI OTTENUTI NEL 2017 E PROSPETTIVE FUTURE
Grazie al contributo della Fondazione Irma Romagnoli è stato possibile portare avanti le attività di Paolo’s Home anche in un anno caratterizzato da cambiamenti. Sono stati registrati 52 nuovi accessi, anche in seguito al trasferimento delle attività in una sede provvisoria per i lavori di ampliamento a quella in Karanja Road. Positivo anche il bilancio sull’inclusione scolastica, infatti 8 dei 15 bambini inseriti nel programma diurno hanno raggiunto gli obiettivi di sviluppo stabiliti e nei primi mesi del 2018 sono stati inseriti nelle scuole di Kibera.
Nel corso del 2017, circa 116 bambini sono stati raggiunti attraverso le sedute di terapia al centro, le visite a domicilio e la frequenza al centro diurno, il trend si è mantenuto in linea con l’anno scorso, a conferma della buona reputazione che il centro ha guadagnato presso la comunità di Kibera. E’ stato possibile proseguire le sessioni di fisioterapia e terapia occupazionale che hanno raggiunto 50 pazienti ogni mese, le visite a domicilio, l’assistenza giornaliera ai bambini inseriti nel programma di day care.
Si è data continuità al servizio di terapia del linguaggio (speech therapy) inserito nel dicembre 2016, nonostante le difficoltà legate alla scarsità di operatori formati nel settore. Per quanto riguarda gli adulti, sono stati forniti servizi di supporto psicosociale che hanno raggiunto una media di 10 persone ogni mese, un programma di emancipazione economica, laboratori di formazione e costruzione del gruppo per i genitori, formazione per gli insegnanti provenienti da diverse scuole della zona e il programma di sensibilizzazione sui temi della disabilità per l’intera comunità. Infine, si registra un aumento significativo del numero di persone, circa 1.200, raggiunte dalle campagne di sensibilizzazione portate avanti da Paolo’s Home, attraverso visite porta a porta e l’organizzazione di 3 giornate di eventi di sensibilizzazione sui diritti dei bambini con disabilità, che hanno permesso di identificare bambini disabili in condizione di isolamento rispetto al resto della comunità a causa dello stigma e dell’ignoranza.
Negli ultimi anni l’offerta di servizi al centro è cresciuta con regolarità, ma gli spazi a disposizione non sono più sufficienti a rispondere alla richiesta crescente di assistenza che la comunità quotidianamente rivolge a Paolo’s Home. Nel corso del 2017 sono quindi stati raccolti i fondi necessari ai lavori di ampliamento della sede. I lavori saranno avviati nella seconda metà del 2018 e consentiranno di raddoppiare gli spazi di accoglienza e di lavoro. Allo stesso tempo Cittadinanza e ANSvi sono impegnate a consolidare le relazioni con i principali attori coinvolti nella formazione di fisioterapisti, terapisti occupazionali, logopedisti, psicologi, insegnanti e tutti i professionisti impegnati nella presa in carico dei bambini con disabilità. Nel 2018 sarà lanciato un primo workshop di formazione, che alle lezioni frontali abbinerà la discussione di casi clinici di Paolo’s Home, in modo da attrarre al centro un numero crescente di terapisti keniani. Alla formazione verrà progressivamente affiancata la ricerca, in collaborazione con il corso di Speech Therapy della Kenyatta University di Nairobi. Con l’aiuto della Fondazione contiamo di rispondere ala domanda di aiuto che Paolo’s Home ci lancia dalle strade di Kibera.
CITTADINANZA Onlus – Sede legale: Via Cornacchiara, 805 – 47824 Poggio Torriana – Sede operativa: Via Cairoli, 69 47923 Rimini · Tel/Fax 0541 412091 · info@cittadinanza.org · www.cittadinanza.org
PSICOMOTRICITA per bambini in difficoltà - 2020
ATTENZIONE, il progetto è stato sospeso dopo i primi incontri per emergenza COVID.
PSICOMOTRICITA per bambini in difficoltà
pratica psicomotoria di aiuto relazionale
Richiesta finanziamento progetto
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Il Presidente della Asd/Aps CORPO LIBERO è Vanessa Montarulo. L’associazione è regolarmente inscritta registrata al Coni e allAgenzia delle Entrate con codice fiscale n. 91404890377. Ci occupiamo in diversi ambiti: facciamo attività per l’equilibrio posturale della persona; teniamo corsi di Yoga e Pilates; organizziamo attività psicomotoria (più precisamente “Pratica Psicomotoria” del prof. B. Aucouturier) e corsi ludici per bambini. diamo grande spazio e attenzione alla beneficenza verso enti pediatrici, oncologici, o che si prendono cura dei bambini nati prematuri.
Il presente progetto è rivolto ai bambini con lieve handicap e/o profughi e/o immigrati per aiutarli e sostenerli nella elaborazione del loro vissuto, speso difficile e doloroso, Che può riattualizzarsi ed evolvere positivamente all’interno dell’attività psicomotoria proposta. Alla fine del progetto vi forniremo una relazione riguardo l’avvenuto svolgimento dello stesso).
Abbiamo pensato un gruppo di tre bambini a distanza al massimo di un anno di età l’uno dall’altro, che dopo una serie di incontri/sedute può anche cambiare. Per ogni bambino verranno effettuate dallo psicomotricista di concentrarsi e interagire profondamente con ogni partecipante; per questo motivo sarà un “gruppo di aiuto relazionale”. – Con i bambini in psicomotricista in Pratica Psicomotoria del proff. B. Aucouturier; sia al corso triennale che a quello biennale di specializzazione come condurre di interventi individuali. –
Effettueremo cicli di 10 incontri a cadenza settimanale di 50 m. l’un; per un totale di 40 incontri col gruppo di bambini e 5 riunioni di rimando con i genitori o tutori legali. 45 incontri coprono la durata effettiva di un anno scolastico, come inteso dalle istituzioni scolastiche per l’infanzia.
Ci dichiariamo disponibili anche a “raddoppiare” questo progetto: moltiplicandolo per 2 gruppi di 3 bambini, alle stesse condizioni espresse per un solo gruppo.
Per reperire i bambini che parteciperanno al progetto contatteremo diversi enti benefici, cooperative sociali, organizzazioni non governative e accetteremo da voi indicazioni. Al fine di formare un gruppo di 3 bambini omogeneo per età e per problematiche espresse.
Casa S.Giuseppe in Romania - 2019
Casa S.Giuseppe in Romania
La Casa S.Giuseppe è localizzata a Odorhei in Romania, nel cuore della Transilvania, regione che ci riporta nel nostro passato o meglio nella campagna italiana degli anni 30-40 del secolo scorso.
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E’ un grande edificio donato nei primi anni ’90 da un ricco industriale svizzero alle suore della Congregazione del Cuore Immacolato di Bucarest che svolgono la loro attività di accoglienza e rifugio per bambini reduci da esistenze difficili e usciti dai loro tuguri e dalle tante ristrettezze familiari, morali, economiche e sociali.
La Casa è gestita da una dozzina di suore che organizzano la vita scolastica e le ordinarie attività quotidiane dei bambini/e e ragazzi/e presenti garantendo tutto il necessario per la loro crescita fisica, affettiva, educativa e sociale. Il sostentamento della Casa avviene esclusivamente dalle donazioni di benefattori generosi. Sono presenti nella struttura circa 150 ragazzi/e con età compresa tra i 2 e i 19 anni. Tanti di loro – già adulti – tornano per salutare i loro “familiari” con i quali sono cresciuti protetti dall’amore materno delle religiose.
Alcuni anni fa una troupe televisiva rumena ha reso visibile a tutta la Nazione l’esperienza di questo gruppo di suore e soprattutto ha evidenziato la qualità di vita all’interno della Casa e l’ottima qualità di preparazione scolastica dei ragazzi, molti dei quali hanno la possibilità di accedere a borse di studio per poter frequentare le varie Università della Romania ottenendo grandi soddisfazioni.
Questa visibilità ha scosso le coscienze di persone (sia rumeni che italiani) che, volendo contribuire al mantenimento di questo luogo di serenità in una terra che ancora risente degli anni bui della dittatura, ha cominciato a donare il necessario affinché le suore potessero ridistribuire i beni non solo per i propri ragazzi ma anche per gli abitanti poveri dei dintorni che bussano alla porta di Casa S.Giuseppe.
Il contributo che la Fondazione Irma Romagnoli porta direttamente all’Istituto si traduce in beni alimentari che permettono a tutti gli abitanti della Casa di sopravvivere nei mesi invernali dove la temperatura raggiunge i 35 gradi sotto zero. Le riserve alimentari sono un bene inestimabile proprio perché in quei mesi le strade diventano impraticabili e gli aiuti locali impossibili.
Alcuni membri della Fondazione Irma Romagnoli vanno periodicamente a visitare la grande Casa S.Giuseppe potendo così vivere insieme a loro momenti di vita quotidiana protetti da un’atmosfera d’amore che si respira in ogni luogo: nel refettorio mentre si fa colazione, nella piccola cappella cristiana al centro della Casa, nelle preghiere recitate o nei silenzi condivisi, nei corridoi a giocare o nelle camerette a studiare e…. anche nei balli del sabato sera all’interno della grande palestra trasformata in discoteca.
PERCORSO DI ASCOLTO (2019)
PERCORSO DI ASCOLTO
Aiutare i bimbi in difficoltà.
COOPERATIVA SOCIALE ISTITUTO FARLOTTINE


PROGETTO SPORTELLO D’ASCOLTO
La società cooperativa sociale Istituto Farlottine è stata costituita “per perseguire l’interesse generale della comunità, la promozione umana e l’integrazione sociale delle persone e si propone di attuare le proprie finalità, a favore dei soci e di terzi, attraverso la gestione di servizi educativi, formativi, scolastici, assistenziali e lo svolgimento di attività ad essi connesse o complementari, con specifica attenzione alle persone e alle famiglie in condizioni socialmente deboli.” (Statuto, Art. 2 comma 1)
L’Istituto Farlottine gestisce una realtà educativa variegata, accogliendo bimbi di tutte le età (i più piccoli hanno 1 anno) e ospitando diversi ordini e gradi di scuola, più precisamente le scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, tutte e tre paritarie, che costituiscono la Scuola San Domenico. Questo ampio servizio educativo si caratterizza per la particolare attenzione che viene rivolta ai bimbi e alle famiglie in difficoltà, sulla scia dell’opera compiuta da Assunta Viscardi, una grande donna bolognese che ha dedicato tutta la sua vita ai bambini emarginati e alle loro famiglie.
In questo ambito l’Istituto persegue lo scopo di aiutare la famiglia a realizzare in pienezza la propria vocazione di “nucleo fondamentale della società” (Art. 16, 3° della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo) alla luce del dettato biblico “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra.” (Genesi 1, 27-28).
Titolo del progetto
SOSTEGNO PSICOLOGICO A GENITORI DI BAMBINI CON DIFFICOLTÀ.
Beneficiari del progetto
Famiglie con bambini in difficoltà.
Descrizione del progetto
Il progetto si propone di fornire incontri e consulenze da parte di una psicologa esperta al fine di supportare genitori e docenti che sperimentano difficoltà e disorientamento nell’educazione e istruzione di bambini con particolari disagi.
Gli incontri si tengono presso la sede dell’Istituto Farlottine – Scuola San Domenico e possono riguardare entrambi o uno solo dei genitori oppure, a seconda delle necessità, gli insegnanti, a volte anche insieme ai genitori. Il progetto nasce dalla consapevolezza che i disagi dei bimbi, se non vengono presi in debita e tempestiva considerazione, possono avere sui bimbi stessi conseguenze anche pesanti.
Genitori: le famiglie hanno la possibilità di richiedere l’aiuto dell’esperta per affrontare insieme a lei le difficoltà che dovessero incontrare nell’educazione dei propri figli. Insieme alla psicologa possono riconoscere e comprendere i disagi dei figli e individuare le strategie più idonee per affrontarli.
I colloqui con la psicologa inoltre possono avere ripercussioni benefiche sulla coppia: affrontare insieme il problema, individuando strategie comuni e condivise con l’aiuto di un mediatore esterno, può contribuire anche a rafforzare il legame tra i coniugi e a superare, qualora fossero emersi, eventuali elementi di conflitto all’interno della coppia che ricadono o possono ricadere in modo negativo sulle spalle dei bimbi. In definitiva lavorare per superare questi conflitti va a beneficio dei bambini stessi.
Docenti: gli insegnanti possono richiedere un colloquio insieme alla psicologa per confrontarsi su problematiche con i singoli alunni. Nel confronto vengono individuate le strategie più idonee di approccio al problema, per migliorare la relazione con il bambino e anche con i genitori. Il dialogo con un esperto esterno alla situazione inoltre può essere di grande aiuto e giovamento all’insegnante per affrontare e gestire in modo adeguato le ripercussioni che la situazione conflittuale o problematica può avere sul gruppo classe.
Docenti-Genitori: spesso è opportuno effettuare incontri congiunti, alla presenza dei genitori e degli insegnanti, in modo da coordinare in modo più fruttuoso possibile le energie al fine di aiutare il bambino in difficoltà.
Finalità del progetto
Il progetto si propone di dare un sostegno ai bambini in particolari difficoltà attraverso un accompagnamento alle figure degli adulti (genitori e insegnanti) che più direttamente interagiscono nel percorso educativo del bambino; si prevede anche un sostegno alle situazioni familiari complesse, che possono ricadere negativamente sui figli, fornendo una mediazione tra i genitori stessi.
Ci si prefigge quindi di fornire un supporto a quelle famiglie che, per difficoltà economica, diversamente non potrebbero accedere ad un aiuto specifico. È frequente infatti che proprio le famiglie che hanno più bisogno di un supporto siano quelle che hanno anche maggiori difficoltà a livello economico.
Tempi, modalità e luogo di realizzazione del progetto
Per il progetto si prevedono incontri, per circa 5 ore al mese, fino al mese di Luglio 2018.
Risultati e benefici attesi
Il confronto con la psicologa dovrebbe in definitiva portare maggiore serenità nei bambini, migliorando le relazioni con i compagni e il loro rendimento scolastico, e aiutare a creare un ambiente più sereno in famiglia.
Costi del progetto
Il progetto è offerto gratuitamente da parte della Fondazione Irma Romagnoli per la disponibilità, sempre senza compenso, della dottoressa Daniela Poggioli psicoterapeuta sistemica.
Progetto CHANCE
Progetto CHANCE
Access to Care for Children with disabilities in Wolisso - Ethiopia
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Per l’emergenza COVID abbiamo donato 2.000€ per il sostegno del progetto alle famiglie dei ragazzi trattati presso il centro e 2.000€ per il sostegno alle famiglie del progetto CHANGE.
Contesto e strategia di intervento
Il progetto si svolgerà in Etiopia, nel distretto di Wolisso, area rurale della zona South West Shewa della regione Oromia, a circa 110 chilometri a sud ovest della capitale Addis Abeba. Nonostante l’attuale fase politica di riforme lasci sperare in uno sviluppo equo per la popolazione etiopie, molte sono le sfide che il paese si trova ad affrontare.
Con una popolazione di oltre 100 milioni l’Etiopia è il secondo paese per numero di abitanti dell’Africa. L’84% risiede nelle zone rurali, dove l’accesso ai servizi sanitari è molto limitato. Il 43% degli abitanti ha meno di 15 anni. Il tasso di malnutrizione supera il 23% nei bambini sotto i 5 anni. Anche l’accesso alla scuola è limitato, con un tasso di analfabetismo del 54% nelle aree rurali (Ethiopia Demographic and Health Survey 2016, Central Statistical Agency).
È gravemente trascurata la condizione di pazienti cronici, psichiatrici e delle persone con disabilità. Su queste ultime il Censimento del 2007 riporta un irrealistico dato dell’1% della popolazione etiope, di molto inferiore alle stime WHO, che parlano del 17,6% (World Report on Disability, WHO 2011). Sono il gruppo sociale più deprivato, oggetto di un forte stigma socio-culturale che determina il loro isolamento (Disability Rights in Ethiopia, SIDA 2014). L’accesso ai servizi sanitari è scarso, mentre le famiglie di bambini con disabilità manifesta una soddisfazione maggiore per i servizi offerti dalle organizzazioni non governative (CBR, fisioterapia, terapia occupazionale e del linguaggio) rispetto a quelli offerti dai servizi governativi (Children with disabilities in Ethiopia: The hidden reality, The African Child Policy Forum 2011).
Nel distretto di Wolisso sono registrati presso il Ministero degli affari sociali circa 8.000 disabili, di cui 1.280 minori. Sono cifre ben al di sotto della media mondiale, perché non esiste un sistema di rilevazione e vengono registrati solo coloro che si presentano spontaneamente.
I problemi principali risultano la limitata accessibilità, soprattutto economica, delle cure, la mancanza di coordinamento e follow up dei bambini, la carenza di personale sanitario qualificato.
La strategia di intervento consiste nel valorizzare le competenze complementari dei due soggetti chiave a Wolisso (St. Luke Hospital e VCBRA):
- sfruttando il ruolo centrale del St. Luke
- potenziandone i servizi, a partire dall’ambulatorio di fisioterapia, con l’assunzione di un secondo fisioterapista per intervenire sui pazienti in età pediatrica, e l’acquisto di attrezzature adeguate al target.
- qualificandone lo staff, con la formazione e supervisione tecnica
- creando coordinamento con VCBRA e altri reparti dell’ospedale quali pediatria, neonatologia e il reparto malnutriti
- realizzando una mappatura dei bambini in area urbana quale base di futura mappatura in area rurale
- formando il personale sanitario dei presidi sanitari territoriali (centri di salute e health post) per l’identificazione e l’invio dei bambini con disabilità
La contingenza storica presenta una preziosa opportunità: la competenza sulla riabilitazione è passata dal Ministero degli Affari Sociali al Ministero della Salute. Tale modifica è destinata a cambiare la prospettiva in cui sono organizzati i servizi sanitari, che non potranno più limitarsi a farsi carico della sola fase acuta, ma dovranno porsi la questione del decorso, del follow up, della riabilitazione.
Beneficiari
Il principale gruppo di beneficiari diretti è quello dei bambini con disabilità e ritardi dello sviluppo, con età compresa tra 0 e 18 anni. Le condizioni più diffuse sono paralisi cerebrale infantile, sindrome di Down, piede torto, spina bifida, idrocefalia, autismo, danni cerebrali conseguenti a malnutrizione, infezione o complicazione del parto. Ogni anno un centinaio di bambini ricevono trattamenti presso l’unità di Fisioterapia dell’ospedale St. Luke (sugli 874 pazienti totali del reparto nel 2018), mentre altri 115 bambini sono convolti nel programma di Community Based Rehabilitation dell’associazione VCBRA. Si stima tuttavia che la popolazione complessiva di bambini con disabilità nell’area target sia molto più vasta. I beneficiari saranno identificati attraverso una survey nei primi mesi del progetto, in base alla loro condizione psico-fisica e alla situazione socio-economica della famiglia, con priorità alle situazioni di maggiore vulnerabilità.
Il secondo gruppo è costituito dai famigliari dei bambini con disabilità, in particolare le madri. Esse si trovano spesso in situazione di isolamento sociale, a causa del pregiudizio negativo nei confronti della condizione di disabilità dei figli e della responsabilità che nella maggioranza dei casi viene implicitamente attribuita a loro. Raramente possono contare su un’autonomia economica, trovandosi quasi completamente assorbite dai compiti di accudimento.
Terzo gruppo target è una parte rappresentativa dello staff sanitario che lavora presso l’ospedale St. Luke e negli health centre e health post, (circa 80 persone). Tra queste 1 fisioterapista già in forze e 1 ulteriore da assumere saranno coinvolti anche nell’implementazione delle attività, oltre a beneficiare di formazione e supervisione. Il resto dello staff dell’ospedale beneficerà invece della formazione generale sulla disabilità.
Benefici quantitativi: 40 bambini con disabilità saranno identificati e riferiti ai servizi di assistenza e riabilitazione; 150 bambini con disabilità complessivamente riceveranno servizi di riabilitazione fisioterapica, per un totale di oltre 300 sessioni tra quelle fornite in ospedale e le visite domiciliari effettuate dal team di Community Based Rehabilitation; 50 madri ricevono assistenza psico-sociale e 20 di loro avviano attività economiche; oltre 500 persone saranno informate sul tema della disabilità, a partire dalle famiglie dei bambini disabili, dai loro vicini e dal personale ospedaliero.
Beneficiari indiretti: Beneficerà indirettamente del progetto l’intero personale sanitario di tutti i reparti dell’ospedale (360 persone), grazie alla sensibilizzazione; come conseguenza ci si attende che i pazienti tutti del St. Luke godano di un miglior clima di accoglienza presso l’ospedale; allo stesso modo l’intera popolazione di Wolisso (circa 50.000 abitanti) beneficerà della sensibilizzazione attraverso le cerimonie del caffè, la riflessione sulla condizione delle persone con disabilità nel corso di cerimonie religiose e la distribuzione di materiale informativo appositamente prodotto; i bambini con disabilità che frequentano le classi speciali di Wolisso beneficeranno di una migliore esperienza educativa, grazie all’acquisto di giochi e materiali didattici; i servizi sociali e sanitari pubblici beneficeranno degli elementi di conoscenza scaturiti dal progetto, a partire dalla condivisione degli esiti della survey.
Partenariato
I soggetti coinvolti a livello locale sono stati scelti sulla base delle loro competenze, delle esperienze maturate, della mission e del ruolo già svolto a servizio della comunità. L’ospedale St. Luke di Wolisso, in particolare ricopre un ruolo strategico, poichè funge da ospedale zonale, riferimento per una popolazione target di 1.200.000 persone. Pur essendo privato, è gestito sulla base di un accordo pluriennale che coinvolge, oltre alla Chiesa Cattolica Etiope e al CUAMM di Padova, anche l’Health Bureau della Regione Oromia, rappresentato nel consiglio direttivo. La partecipazione dell’ospedale al progetto è dunque anche garanzia della collaborazione attiva dei Centri di salute. Incentrare il progetto sui servizi dell’ospedale significa poter contare su una presa in carico complessiva dei pazienti, utile nei frequenti casi di comorbidità nei bambini con disabilità; significa inoltre porre le basi di un lavoro destinato progressivamente a coinvolgere e “contagiare” gli Health Centres (cliniche territoriali, ogni 25.000-50.000 abitanti) e a cascata gli Health Posts (ambulatori periferici, ogni 5.000 abitanti). Nel campo specifico della disabilità, l’ospedale presenta servizi di base impostati ma bisognosi di sviluppo, che costituiscono una buona base su cui costruire un accesso inclusivo a servizi di qualità, quasi del tutto assenti fuori dalla capitale. Il servizio di fisioterapia al momento è garantito da una sola fisioterapista, assistita da un assistente non qualificato, mentre risultata indispensabile che sia affiancata con un professionista qualificato. Il carico di lavoro è infatti notevole, tenendo in considerazione l’afflusso di pazienti dal reparto di ortopedia. L’ospedale, con i suoi oltre 4.000 parti all’anno, rappresenta infine il cuore pulsante di un sistema sanitario regionale che ha cominciato a interrogarsi seriamente sull’esigenza, già evidenziata dall’OMS, di andare oltre la prevenzione e il trattamento delle patologie endemiche e trasmissibili, per occuparsi anche delle condizioni croniche e della condizione di disabilità. Rispetto alla salute mentale, inoltre, il St. Luke costituisce effettivamente l’unico presidio medico nella regione, in assenza del quale la sola opzione per i malati mentali sono le “holy waters” con i guaritori tradizionali, risorsa culturale con un suo significato antropologico, ma povera di valenza scientifica e di evidenze da poter produrre.
D’altro canto l’ospedale ha anche dei limiti oggettivi nel proprio mandato e nella propria capacità d’azione. Ad esempio il follow up rappresenta un punto debole del processo di presa in carico. Troppi sono i pazienti che non si ripresentano per monitorare il proprio stato di salute, a causa soprattutto delle distanze e dei costi da affrontare. L’ospedale non può farsi carico di un lavoro sul territorio, a domicilio, ma può mettere in atto pratiche di coordinamento con i soggetti che operano su base comunitaria. È il caso di VCBRA, associazione nata sotto la formazione e la supervisione dell’austriaca Light for the World, dunque fedele ai principi della Community Based Rehabilitation e in linea con l’approccio partecipativo della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità. VCBRA ha sviluppato negli anni un modello di intervento comunitario che integra riabilitazione, inclusione sociale, sostegno psico-sociale, empowerment economico e coinvolgimento della comunità. È in grado di offrire pertanto ciò che manca all’ospedale. Finora le due entità hanno lavorato in parallelo, con scarse interazioni, mentre il progetto intende metter a frutto il meglio di ciò che ciascun soggetto può offrire.
Risultati attesi
Il progetto mira a ottenere i risultati seguenti:
R1: nel primo anno 40 bambini con disabilità sono identificati e riferiti per la prima volta ai servizi di riabilitazione
R2: nel primo anno 150 bambini complessivamente ricevono servizi di riabilitazione e follow up
R3: nel primo anno 50 madri ricevono assistenza psico-sociale e 20 di loro avviano attività economiche
R4: aumenta la consapevolezza del personale sanitario e della popolazione di Wolisso in tema di disabilità
Attività
A1 – mappatura dei bambini con disabilità nell’area urbana di Wolisso
A2 – formazione del personale sanitario dei servizi territoriali (health centre e health post) sull’identificazione dei bambini con disabilità e il loro invio ai servizi di riabilitazione
A3 – assuzione di un secondo fisioterapista presso l’unità di fisioterapia del St. Luke Hospital
A4 – adozione di pratiche di coordinamento della fisioterapia del St. Luke con gli altri reparti dell’ospedale, con i servizi territoriali, e dell’associazione VCBRA, per l’identificazione e il monitoraggio dei pazienti
A5 – sostegno ad un gruppo di madri per la comprensione e accettazione della condizione del figlio, oltre che per l’avvio di attività generatrici di reddito
A6 – attivazione di servizi di riabilitazione su base comunitaria, tramite visite a domicilio realizzate del team dell’associazione VCBRA, in coordinamento con il St. Luke
A7 – sensibilizzazione e formazione della comunità e del personale sanitario, al fine di ridurre lo stigma nei confronti dei bambini con disabilità e le loro famiglie e facilitare il loro accesso ai servizi
Costi primo anno
| Voce di spesa | euro | Finanziatore |
| Coordinatore in loco | 3.000 | CUAMM |
| Primo Fisioterapista | 3.000 | CUAMM |
| Secondo fisioterapista | 2.700 | Cittadinanza+Fondaz. Irma Romagnoli |
| Coordinatore VCBRA | 2.400 | VCBRA |
| 2 operatori comunitari VCBRA | 3.800 | Cittadinanza+Fondaz. Irma Romagnoli |
| trasporti in loco | 1.000 | CUAMM/Cittadinanza |
| missioni per monitoraggio e formazione (voli, assicurazione, per diem) | 4.000 | Cittadinanza+Fondaz. Irma Romagnoli |
| altri costi per formazione (affitto locali, catering, trasporti, materiali, stampe) | 2.000 | Cittadinanza+Fondaz. Irma Romagnoli |
| Arredi e attrezzature per fisioterapia | 3.000 | Cittadinanza+Fondaz. Irma Romagnoli |
| giochi e strumenti didattici per VCBRA | 500 | Cittadinanza+Fondaz. Irma Romagnoli |
| Materiali per empowerment economico madri | 500 | Cittadinanza+Fondaz. Irma Romagnoli |
| Sensibilizzazione (cerimonie del caffè, manifesti, brochure) | 1.000 | Cittadinanza+Fondaz. Irma Romagnoli |
| Totale costi primo anno | 26.900 | |
| Contributo CUAMM | 8.900 | |
| Contributo Cittadinanza | 10.000 | |
| Contributo Fondaz. Irma Romagnoli | 8.000 | |
Per gli anni successivi si prevede di ampliare la mappatura e potenziare la riabilitazione su base comunitaria, eventualmente attivando servizi di riabilitazione presso le sedi territoriali (health centre).
Poggio Torriana, 1 luglio 2019
HANFIYA: UN FIORE NEL DESERTO
HANFIYA: UN FIORE NEL DESERTO
Auto-sostenibilita' per una libera educazione
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Hanfiya School è un progetto rivoluzionario nella lotta contro l’analfabetismo femminile in India, e particolarmente tra le comunità musulmane più indigenti, dove una bambina su due, tutt’oggi, non ha accesso alla scolarizzazione. La formula vincente di Hanfiya è stata di offrire alle studentesse non solo educazione gratuita, ma anche vitto, alloggio, cure mediche, vestiario, libri, penne, quaderni e quant’altro, per un periodo massimo di 8 anni consecutivi. Per molte famiglie povere indiane, una bocca in meno da sfamare, per un così lungo periodo di tempo, può fare davvero la differenza. Spesso vengono iscritte 2 o 3 sorelle assieme, in un caso addirittura 6 sorelle sono arrivate tutte insieme alla scuola. Una scelta, quindi, che può essere vitale per famiglie che sopravvivono in una economia di sussistenza. Questa intuizione si è infatti dimostrata felice: in 8 anni la scuola è passata da 5 a 130 scolare.
Il progetto è il risultato delle intenzioni, degli sforzi e della passione di una giovane coppia, Zainab Banu e Haji Khan, che ha dedicato la propria vita all’importanza dell’educazione femminile. Quello che Zainab e Haji hanno fatto fin’ora profuma davvero di miracolo, dal momento che in tutti questi anni hanno potuto contare esclusivamente su donazioni private e spontanee. Le cose hanno cominciato a cambiare quando la scuola è stata visitata da una vecchia scrittrice e studiosa dell’India italiana. Marta Franceschini è infatti arrivata “casualmente” ad Hanfiya nel 2018, ed è rimasta così impressionata dalla sfida portata avanti da quei due giovani coraggiosi, che ha deciso di provare a fare qualcosa per loro.
Nasce così il progetto UN FIORE NEL DESERTO. L’idea era di aprire un laboratorio artigianale all’interno del complesso scolastico, assumere alcune lavoranti appartenenti alla comunità semitribale che vive nel deserto circostante alla scuola, e iniziare una produzione volta al mercato equo e solidale nel mondo. In altre parole, un’attività che potesse, nel giro di qualche anno, rendere la scuola auto-sostenibile e far sì che l’educazione di quelle 130 ragazze diventasse non solo un miracolo, ma anche una certezza. Nello stesso tempo il nostro intento era di emancipare le donne marginalizzate del deserto, (che danno prova nel loro abbigliamento di essere fantastiche ricamatrici), offrendo loro un salario, una formazione, e l’occasione di raggiungere obbiettivi e assumersi responsabilità che possano rafforzare la loro dignità personale. Insomma: un invito all’autonomia, nel rispetto dei valori etici, dell’uguaglianza di genere e della salvaguardia dell’ambiente.
Grazie a una prima campagna di micro-donazioni, il 14 ottobre 2018 il laboratorio è stato ufficialmente inaugurato, col taglio della prima borsa, da Marta Franceschini e una prima sarta, sedute sul pavimento della veranda della scuola. Il laboratorio ha in seguito accolto due lavoranti salariate, e 3 tirocinanti scelte tra le studentesse più anziane della scuola. La produzione ha cercato un compromesso tra la moda super-colorata e decisamente stravagante del deserto e il gusto più castigato dei mercati occidentali. Ottenere dal gruppo di lavoro un’attenzione ai dettagli e alle rifiniture, irrilevanti per la loro tradizione e la loro mentalità, ma essenziale per il mercato estero, è stato un altro importante traguardo da raggiungere. Infine, l’obbiettivo finale era necessariamente trovare compratori e clienti interessati non solo alla nostra produzione, ma anche alla nostra missione.
Durante questi primi 6 mesi di lavoro è stato allestito il laboratorio (50 mt quadri, 4 finestre, 2 porte), arredato con un grande tavolo da lavoro, 2 macchine da cucire nuove e 3 usate, 7 bauli per le stoffe, e corredato di tessuti e accessori. Sullo stesso piano dell’edificio sono inoltre state realizzate due camere con bagni (per la curatrice del progetto ed altri eventuali professionisti del design), montati 7 ventilatori in tutta l’area di lavoro, organizzato un angolo-cucina per il thè nelle pause previste, installato un piccolo impianto di energia solare per sopperire ai frequentissimi tagli di corrente, e acquistato un’auto per gli approvvigionamenti dei materiali.
Nel frattempo, abbiamo stabilito contatti con 4 negozi in Italia, e venduto a sostenitori e amici oltre 300 borse. Il nostro progetto è stato scelto da una Agenzia di marketing di New Delhi (www.joiiehotels.com), nell’ambito della loro campagna di responsabilità sociale, per offrirci assistenza marketing gratuita: hanno disegnato il nostro logo, e costruito per noi un sito professionale. Siamo anche stati contattati da una Onlus italiana (www.mancikalalu.com) che sta considerando di sostenere il nostro progetto nel futuro, e che ha inviato due dei suoi membri a visitare di persona la nostra struttura. Infine, abbiamo addirittura suscitato l’interesse del dipartimento di Antropologia dell’Università di Bergamo, che vorrebbe svolgere presso di noi una ricerca sul tema della “marginalizzazione e auto-sostenibilità”.
Possiamo quindi concludere che il progetto UN FIORE NEL DESERTO ha nei suoi primi 6 mesi di vita dato prova di possedere grandi potenzialità e possibilità di sviluppo futuro. Si tratta ora di passare da un’anteprima entusiasmante e creativa, ma un tantino improvvisata, ad una struttura commerciale più solida e continuativa, capace di aprisri a un mercato più vasto e in grado di rispettarne i tempi e gli standard qualitativi. In altre parole, dare forza, dignità e autonomia a questo audace fiore, nato nel deserto, affinchè possa trasformarsi davvero in una risorsa attiva e sicura, e garantire così il diritto a un’educazione libera e gratuita per tante bambine indiane.
Marta Irene Franceschini è giornalista, scrittrice e studiosa dell’India da oltre 30 anni. Vincitrice di premi e finalista in numerosi concorsi, ha pubblicato cinque romanzi e un saggio, ha firmato i testi di molti documentari, pieces teatrali, ed è autrice premiata di video sperimentali.
Nel 2012 ha conseguito un diploma Mphil in Storia Medievale presso la Jawaharlal Nehru University di Nuova Delhi.
Ha interamente ideato e reso possibile, grazie al suo impegno volontario e gratuito, il progetto UN FIORE NEL DESERTO, al quale sta dedicando tutto il suo tempo, le sue energie e la sua creatività.

Facciamo spazio ! - 2019
ATTENZIONE, il progetto è stato sospeso dopo i primi incontri per emergenza COVID.
Facciamo spazio !
Un progetto di incontro fra l’esperienza teatrale della Compagnia Teatro di Camelot onlus, le finalità della Fondazione Irma Romagnoli e l’approccio “Focusing Bambini”.
Richiesta finanziamento e progetto
Per visualizzare e stampare clicca qui.
Spettabile Fondazione Irma Romagnoli onlus,
dopo i colloqui intercorsi, siamo a proporVi il finanziamento della realizzazione di un progetto come di seguito illustrato.
La nostra compagnia si propone quindi come Richiedente:
TEATRO DI CAMELOT onlus, Via Le Serre 45 – 40048 S. Benedetto V.S. BO – P.IVA e CF 03528101201 Presidente e Legale rappresentante Alberto Canepa.
La Compagnia teatrale è composta da attori e formatori con e senza disabilità. Ha come obiettivo di “mission” cambiare la visione delle persone con disabilità da parte dei cittadini: da oggetto di cura a protagonisti della cultura.
Si occupa da circa 18 anni di:
produrre e mettere in scena rappresentazioni teatrali;
produrre e distribuire prodotti video;
creare e curare occasioni pedagogiche e di training rivolte in special modo a persone con disabilità che possano essere a vario titolo interessate, sia in ambito pubblico che privato.
Titolo del Progetto
Facciamo spazio !
Un progetto di incontro fra l’esperienza teatrale della Compagnia Teatro di Camelot onlus, le finalità della Fondazione Irma Romagnoli e l’approccio “Focusing Bambini”.
Nel “fare spazio” sono racchiuse molte valenze: per esperienza sappiamo che il primo spazio di incontro si deve creare fra le persone reali, quindi fra Camelot, Fondazione Irma Romagnoli e partecipanti al progetto. Il progetto stesso, poi, ha come finalità quella di permettere una delicata esplorazione delle persone e delle loro esigenze comunicative per imparare a fare spazio a nuovi linguaggi, nell’ascolto e nel rispetto delle caratteristiche di ciascuno.
Beneficiari del progetto
Bambini e adolescenti con disabilità o difficoltà motorie, cognitive e comportamentali di gravità media o lieve, di età compresa fra i 9/10 e i 18 anni. I minori, in questo progetto, possono trarre il massimo se affiancati da un adulto (un genitore, un parente, un volontario, un educatore) che possa fornire un supporto autentico di condivisione dell’esperienza. Il percorso si intende formativo sia per i grandi che per i piccoli. Non si tratta di imparare esercizi o una parte teatrale, ma di esplorare linguaggi diversi insieme ad una modalità di “stare in relazione con” che possa essere poi utilizzata anche in altri momenti della vita. Possono essere poi anche valutate situazioni particolari da concordare con la Fond. I.R. In totale sono coinvolte circa 8/10 persone, di cui 4/6 con disabilità e 4/5 adulti.
Descrizione del progetto
Intendiamo dare corso ad una esplorazione delle potenzialità dei linguaggi del teatro in modo specifico e personale per minori con disabilità.
In generale diamo per assodato che i linguaggi del teatro si siano da tempo dimostrati utili in tanti e diversi percorsi: di riabilitazione, di espressione di sé, di comunicazione con altri soggetti nel proprio contesto e quindi di integrazione, di inclusione nei contesti del quotidiano (gruppo classe, etc.).
Interessante per noi è esplorare in quale misura e con quale piacere le singole persone reali coinvolte potranno attingere ai linguaggi del teatro nel loro caso specifico.
Interessante sarà affiancare alle modalità codificate “teatrali” l’approccio corporeo di ascolto e di relazione indicato dal Focusing per l’infanzia/adolescenza.
“Il Focusing bambini è uno strumento semplice ma davvero prezioso, utilizzabile da genitori, insegnanti, educatori per connettersi in modo empatico e autentico con i bambini per aiutarli a riconoscere e ad accogliere ciò che succede dentro di loro, esprimendolo in un clima di rispetto e accettazione. Se per gli adulti il Focusing consente di ritrovare il contatto con ‘la saggezza del corpo’, ai bambini consente di non perderla, i bambini infatti sanno ascoltare spontaneamente il loro corpo e sanno esprimere con disinvoltura ciò che accade nella loro pancia o nel loro cuore. (…)”
Struttura del percorso /Tempi e modalità di realizzazione del progetto
Una decina di incontri così suddivisi: n. 5 da 90 minuti ciascuno per la parte di esplorazione “laboratorio” e n. 4/5 da 120 minuti ciascuno per la realizzazione di un prodotto video, da tenersi complessivamente nell’arco di 3/4 mesi. Calcoliamo che dal momento dell’approvazione del progetto sia necessaria qualche settimana per formare il gruppo, trovare una sede idonea (ancora da definire), fissare un calendario preciso.
Conducono: due esperte attrici e formatrici e un regista teatrale e video del Teatro di Camelot, una consulente esperta Focusing Bambini.
Abbiamo proposto, in modo anonimo per ora, a qualche soggetto della provincia di Bologna la possibilità di collaborare al progetto indicando le persone a cui potrebbe rivolgersi con utilità e senso. Se il progetto verrà accolto, sarà nostra cura informarVi dei contatti avuti.
Finalità del progetto
Permettere ad un gruppo di minori con difficoltà di praticare i linguaggi del teatro per farne utili strumenti sotto vari aspetti: riabilitazione, espressione di sé, comunicazione con altri soggetti nel proprio contesto e quindi di integrazione, inclusione nei contesti del quotidiano (gruppo classe, etc.). Sperimentare – nell’ascolto di sé e nel piacere – l’approccio corporeo di ascolto e di relazione indicato dal Focusing per l’infanzia/adolescenza, che sentiamo molto coerente con il nostro linguaggio teatrale.
Obiettivi del progetto
Non possiamo darci, in questa fase, un obiettivo di rappresentazione finale dal vivo (cioè uno spettacolo teatrale vero e proprio) perché non sappiamo se quello che verrà creato sarà adatto alla presentazione ad un pubblico.
Abbiamo invece l’obiettivo di realizzare un prodotto video che non sia solo di documentazione, ma abbia una sua valenza artistica e possa essere presentato al pubblico per socializzare l’esperienza.
Risultati e benefici attesi
Il primo risultato è di integrazione e nasce dal lavoro che, insieme, persone diverse possono sviluppare con piacere e reciproco arricchimento e “senso di scoperta”.
Il risultato concreto è la documentazione (anche attraverso una relazione conclusiva) di una esperienza innovativa in termini “teatro e focusing”, che può essere una buona base per sviluppare ricerca, sia pedagogica che teatrale.
I benefici sono proporzionati alla capacità di personalizzare l’intervento a misura di ciascuno, perchè quanto scoperto – arte e libertà – possa essere poi portato utilmente nella vita quotidiana.
Costi del progetto
Premesso che i costi non sono calcolati sulla base di un “costo orario standard”, ma come progetto nel suo insieme e con lo sviluppo descritto, si ritiene necessario un budget di 1.500 euro. Poiché non è stato ancora definito se ci siano altre spese per la sede degli incontri o per altri soggetti da coinvolgere, stimiamo che 500,00 euro possano essere necessari a copertura di queste spese, per un totale complessivo di 2.000 euro esenti da IVA, in virtù della collaborazione fra onlus.
Restando in attesa delle Vostre osservazioni, vi ringraziamo per l’attenzione e ci auguriamo di poter dar corso ad una buona collaborazione, cordiali saluti
Alberto Canepa
Presidente
Elisa Caldironi
Coordinatrice del Progetto
CAMP-A CAVALLO PER CRESCERE (E DIVERTIRSI) INSIEME - 2019
CAMP-A CAVALLO PER CRESCERE (E DIVERTIRSI) INSIEME
6° edizione
Campo estivo educativo-riabilitativo e ricreativo-sportivo rivolto a bambini e adolescenti disabili dai 7 ai 17 anni.
ATTIVITA’ EQUESTRE AIASPORT ONLUS

Introduzione
Dopo i successi delle precedenti edizioni dei Campi estivi a cavallo per bambini e adolescenti disabili, organizzati dall’AIASPORT ONLUS a partire dal 2013 (e realizzati grazie al prezioso sostegno da parte della Fondazione Irma Romagnoli Onlus), e a grande richiesta da parte di tutti i ragazzi partecipanti e delle relative famiglie, nonché da parte di altri bambini che hanno iniziato a frequentare il nostro centro di riabilitazione equestre, la nostra équipe educativo-riabilitativa intende riproporre questo importante e tanto atteso appuntamento anche per l’anno 2019, organizzando due differenti Campi estivi: uno a fine giugno, rivolto ai bambini preadolescenti disabili (dai 7 ai 13 anni), e uno a settembre, rivolto al fornito gruppo di adolescenti disabili che accedono al nostro servizio di riabilitazione equestre privatamente o in convenzione con l’AUSL di Bologna (dai 14 ai 17 anni).
Descrizione del progetto
Il progetto intende riproporre la formula dello scorso anno del campo semi-residenziale della durata di 5 giorni, con sempre la possibilità di trascorrere una notte fuori insieme (o in tenda presso il parco del maneggio, o anche altrove). Verranno proposte sempre nuove attività al fine di offrire ad ogni partecipante l’opportunità di vivere un’esperienza arricchente che permetta di sperimentare nuovi orizzonti di possibilità da un punto di vista relazionale, espressivo e comunicativo.
Il principale obiettivo che l’équipe di lavoro si propone di raggiungere con la realizzazione di questi campi estivi per giovani disabili è quello di creare un ambiente sereno e facilitante per favorire tra i partecipanti relazioni e dinamiche di gruppo equilibrate e di cooperazione; come per le passate edizioni, attraverso il gioco, il divertimento insieme ai coetanei, e le attività di cura dell’animale (e grazie a un contesto naturale e all’aiuto dei cavalli come mediatori relazionali), proporremo un percorso di crescita e di cambiamento mirato all’incremento di nuove competenze che favorisca in ognuno una nuova e più matura percezione del Sé, nonché lo sviluppo di una sempre maggior autonomia sia rispetto alla gestione del cavallo (a terra e in sella), sia relativa agli altri ambiti di vita personale e di gruppo (preparare la merenda per sé e per gli altri, apparecchiare la tavola per il pranzo, compiere dei semplici percorsi di orienteering all’interno del parco del maneggio, in piccolo gruppo e senza l’aiuto degli operatori (ma con la loro costante supervisione), ecc.)….
Articolazione del progetto
I due campi estivi si svolgeranno dal lunedì al venerdì, dalle ore 8 alle ore 16.30 e anche quest’anno prevedono la possibilità di partecipare all’uscita di una giornata intera, con escursione a cavallo, e ad una notte fuori casa insieme.
La strutturazione delle giornata sarà la stessa proposta nelle precedenti edizioni: La mattina verrà proposto il lavoro con i cavalli, per migliorare l’autonomia e la collaborazione tra i ragazzi, per accettare momenti di frustrazione, per incrementare l’autostima e per continuare ad imparare le regole e poterle condividere ed elaborare in gruppo con gli altri. Il pomeriggio invece sarà riservato a vari tipi di laboratori esperenziali, ma anche a momenti sempre meno strutturati, ma più rivolti a stare insieme, giocando tutti insieme o lasciando i ragazzi liberi di scegliersi e di fare cose da soli, sempre rispettando le regole di convivenza e di rispetto dell’altro.
Il tutto sempre in un clima di gioco/divertimento, fondamentale al fine di coinvolgere i bambini e di mantenere alta la loro motivazione e voglia di partecipare.
Risultati e benefici attesi:
Vista la grande positività dell’esperienza vissuta dai minori partecipanti alle precedenti edizioni, confermataci anche dai genitori e referenti clinici territoriali, crediamo che questa nuova edizione del progetto possa consolidare e fortificare i rapporti di questi giovani, dando loro una base solida e sicura per poter cercare un’autonomia al di fuori dell’ambito familiare, ma soprattutto scolastico, al fine di incrementare la propria autostima non omologandosi, ne autoescludendosi dal gruppo dei pari o soffrendo per i propri “limiti”, ma sentendosi apprezzati e riconosciuti, in un clima di accettazione e valorizzazione della “diversità” delle potenzialità emerse e dell’unicità di ogni individuo, in quanto essere umano.
Monitoraggio delle attività e valutazione dei risultati
Per quanto riguarda la valutazione della validità del progetto, come gli scorsi anni, sono previste delle verifiche effettuate dalla psicologa e dalla pedagogista dell’AIASPORT con le famiglie degli utenti disabili partecipanti, nonché con i referenti territoriali, nelle quali (attraverso delle schede specifiche, appositamente compilate dagli operatori che seguono i diversi cavalieri disabili), verranno valutati gli obiettivi inizialmente individuati, le metodologie di lavoro utilizzate, i risultati raggiunti, gli eventuali problemi incontrati, nonché la formulazione di nuovi obiettivi per la prosecuzione dell’attività per l’anno successivo, laddove si riscontri la positività del percorso compiuto.
Nel corso della settimana inoltre, come per gli scorsi anni, verranno fatte fotografie e video dei ragazzi durante le varie attività proposte.
Costo del progetto
Il costo previsto del progetto equestre, rivolto a 25 minori disabili del territorio bolognese, è di € 11.530,00 (undicimilacinquecentotrenta/00).
(le prestazioni sono esenti IVA ai sensi dell’art. 10-27 ter. del D.p.R. 633/72).
L’AIASPORT ONLUS si auspica di riuscire a garantire la copertura delle spese pari al 74% del costo totale del progetto (€ 8.532,20), tramite varie iniziative di crowdfunding, nonché attraverso la richiesta di un contributo economico alle famiglie dei minori disabili aderenti al progetto.
Viene richiesto alla Fondazione Irma Romagnoli Onlus un contributo che copra il rimanente 26% delle spese sostenute per la realizzazione di tale ambiziosa iniziativa, pari a € 2.997,80 .
Di seguito la descrizione dettagliata dei costi:
| VOCI DI SPESA DOCUMENTABILI | COSTO |
| Assicurazione partecipanti | € 240,00 |
| Rimborso 12 educatori equestri x 8h al dì x 5 dì x 15 € l’ora
(è prevista la partecipazione di volontari e tirocinanti, per garantire un rapporto educativo di 1:2 o addirittura di 1:1, laddove necessario) |
€ 7.200,00 |
| Direzione e coordinamento progetto (20 ore x 20 € l’ora ) | € 400,00 |
| Pranzi + 2 merende x 35 persone (25 bimbi, 10 operatori) al dì x 5 giorni
x € 8 ciascuno |
€ 1.280,00 |
| Spese di viaggio x le uscite
(Indennità chilometrica riconosciuta = € 0,30 al km) |
€ 300,00 |
| Costo partecipazione uscite (piscina, gite, laboratori….) | € 480,00 |
| Materiale didattico e di consumo | € 240,00 |
| Spese generali di funzionamento | |
| Progettazione e rendicontazione (€ 15 l’ora x 10 ore) | € 150,00 |
| Spese di segreteria /amministrazione/telefono | € 120,00 |
| Affitto 7 cavalli, maneggio e strutture GESE x 8 giorni x 140 € al dì | € 1.120,00 |
| TOTALE | € 11.530,00 |
Riferimento per eventuali ulteriori informazioni:
Dott.ssa Maria Laura Tabacchi (Coordinatrice AIASPORT ONLUS)
Tel. 335.6583608 – Fax 051/929351 – E-mail: info@aiasport.it o aiasport2@gmail.com
Adozioni in Nepal - 2019
ADOZIONI IN NEPAL
Aiutare chi vale e non può farsi valere.
Tempi di inizio del progetto: Gennaio 2012.
Impegno economico previsto: 1500€ nel primo anno.
I soldi inviati serviranno per pagare gli studi e il vitto e alloggio del bimbo, e verranno direttamente inviati alla scuola.
Sostenere la crescita scolastica finalizzata al proseguimento degli studi in scuole altamente qualificate, rivolta a giovani meritevoli ma con difficoltà economiche delle loro famiglie. Luogo di realizzazione Nepal.
In Nepal l’istruzione è gratuita fino alle “primary school” che equivalgono alle nostre elementari. Spesso succede che bimbi particolarmente meritevoli non possano continuare gli studi per difficoltà economiche delle loro famiglie.
La Fondazione intende attivare un servizio di adozione a distanza per permettere a questi bimbi di continuare gli studi in istituti altamente qualificati.
E’ già stato individuato a Kathmandu un istituto con queste caratteristiche :
St. Xavier School, scuola fondata dai padri Gesuiti nel Giugno del 1951.

Nuovi studenti che hanno bisogno di aiuto
Sono già stati presi contatti in loco per attivare questo servizio di assistenza a bimbi bisognosi.
Nuovi studenti che hanno bisogno di aiuto

Sernika Oli Class 1
Entrambi i genitori sono disabili (sordomuti) e provengono da zone remote ed economicamente poveri)

Sakcham Sunam
Figlio di una madre single / condizioni economiche molto povere.

Deepika Yadav Class 5
Soffre di tumore al cervello, i medici non sono in grado di operare perché porterebbero alla cecità.

Bibhuti Devkota
Da una famiglia molto povera.
Bipin sta studiando nella 5° classe.
E’ bravo negli studi. I tamang sono uno dei gruppi etnici piu’ arretrati.
Suo padre e’ vivo, ma vive con un’altra moglie e non aiuta bipin e sua madre. Sua madre proviene dal bhojpur e lavora come spazzina, guadagna nrs 1600 al mese (15 euro). Vive in una stanza in affitto che le costa 1600 nrs al mese.
La scuola sta pagando vitto, alloggio, educatione per bipin.
Ti sarei molto grato se potessi sostenere tu le sue spese di vitto alloggio ed educazione.
Rujan Shrestha sta studiando nella seconda classe.
E’ brillante e bravo negli studi. Ha ottenuto la votazione massima nell’esame second term.
Suo padre non ha contatti con rajan da quand era piccolo. Sua madre lavora come domestica e prende 3000 nrs al mese (28 euro), abita in una stanza in affitto e spende 1200 nrs al mese (11 euro). La mamma di rajan ha problemi di salute e non puo’ fare lavori faticosi. La madre e’ originaria del distretto del ramechhap, mentre il luogo di nascita del padre e’ sconosciuto.
La scuola sta pagando per vitto, alloggio, educazione di rajan.
Sarei molto grato se potessi sostenerle tu le spese per alloggio, educazione e vitto di Rujan.
Pradeep Lama (tamang) sta studiando in quarta classe.
E’ bravo negli studi. Non ha padre, e’ morto 5 anni fa. Sua madre proviene dal kavre e lavora come domestiva guadagnando nrs 2500 mensili (23 euro). Abita in una stanza singola che paga 1200 nrs al mese (11 euro). Suo fratello maggiore lavora per aiutare la mamma.
La scuola paga cibo, alloggio e educazione di Pradeep.
Ti sarei molto grato se tu potessi pagare per la sua educazione.
Dev Yonjon (tamang) sta studiando in quarta classe. Suo padre e del sindhuplchwk ed e’ in prigione. Sua madre e’ del rautahat e lavra come domestica, e guadagna 2500 nrs al mese (23 euro). Abita in una stanza in affito e paga nrs 1500 al mese (13 euro).
La scuola sta pagando il vitto, l’alloggio e l’educazione di Dev.
Ti sarei molto grato se tu potessi pagare per la sua educazione.
Mamata Pun sta frequentando la 2a classe. È brillante e brava negli studi. È diligente a scuola e si è distinta coi migliori voti nell’anno scolastico 2011-2012.
Non ha il sostegno di nessuno dei genitori. Il padre è andato in India senza lasciare contatti e la madre si è risposata. (Mamata) è stata cresciuta dal nonno e dalla zia. Il nonno è un ex militare e riceve una pensione. Recentemente è rimasto paralizzato e non è in grado di muoversi. La zia è nubile e, se si sposerà, Mamata resterà virtualmente sola. Vivono in una stanzetta in affitto, per la quale pagano 13.000 NRs al mese.
La scuola paga vitto, alloggio e istruzione di Mamata.
Vi sarei grato se poteste pagare il suo vitto, alloggio e istruzione.
Sittal Khadka sta frequentando la 3a classe. È intelligente e brava negli studi. È diligente a scuola e si è distinta coi migliori voti nell’anno scolastico 2011-2012. E’ orfana di padre. Sua madre lavora come assistente in un ufficio e guadagna 4.000 NRs al mese. Vive in una stanza in affitto per cui paga 1.000 NRs al mese.
La scuola sta pagando vitto, alloggio e istruzione di Sittal.
Vi sarei grato se poteste pagare il suo vitto, alloggio e istruzione.
Ishika Rai sta frequentando la 2a classe . È intelligente e brava negli studi. È diligente a scuola e si è distinta coi migliori voti nell’anno scolastico 2011-2012. Da due anni suo padre ha abbandonato la famiglia. Sua madre lavora come collaboratrice domestica e guadagna 3.000 NRs al mese. Vive in stanza in affitto per cui paga 1.200 NRs al mese.
La scuola sta pagando vitto, alloggio e istruzione di Ishika.
Vi sarei grato se poteste pagare la sua istruzione.
Kaushiki Shrestha sta frequentando la 4a classe. È brava negli studi. È diligente a e si è distinta coi migliori voti nell’anno scolastico 2011-2012. E’ orfana di padre. Sua madre lavora in un negozio di artigianato e guadagna 3.500 NRs al mese. I nonni di Kaushiki non offrono nessun aiuto. La bimba e la mamma vivono a casa dei nonni materni. Kaushiki è figlia unica, e la mamma non vuole tenerla in pensionato.
La scuola sta pagando la sua istruzione.
Vi sarei grato se poteste pagare la sua istruzione.
Sakina Maharjan. She is in class 1. Her mother is a single mother. Her father died when she was very small.
La scuola sta pagando la sua istruzione.
Vi sarei grato se poteste pagare la sua istruzione.
Subana Gautam. She is studying in class 2. Her family is economically not well. Mr. Kapil knows the family and he too recommended her case.
La scuola sta pagando la sua istruzione.
Vi sarei grato se poteste pagare la sua istruzione.
Ahmed Ramiz Rao. He is studying in class 3. He is a refugee. His family is from Pakistan. His family converted to Catholicism and his father was arrested by the Government of Pakistan and his mother, elder brother and sister took shelter in Nepal. They do not know the whereabouts of their father; probably he is killed. St. Xavier’s is educating his brother freely .
La scuola sta pagando la sua istruzione.
Vi sarei grato se poteste pagare la sua istruzione.
Yorina Shrestha. She is in class 1, admitted this year. Her both parents (father and mother) are dumb and deaf.
La scuola sta pagando la sua istruzione.
Vi sarei grato se poteste pagare la sua istruzione.
Rihana K.C. She is admitted in class 1 this year. His father is physically handicapped.
La scuola sta pagando la sua istruzione.
Vi sarei grato se poteste pagare la sua istruzione.
Alija Chaudhary. She is admitted in class 1 this year. Her father is in wheel chair.
La scuola sta pagando la sua istruzione.
Vi sarei grato se poteste pagare la sua istruzione.
Ishak Kapri. He is admitted in class 1 this year. He has both the parents, but father is old and they are poor.
La scuola sta pagando la sua istruzione.
Vi sarei grato se poteste pagare la sua istruzione.
Anjila Rai. She is admitted in class 1 this year. Her father is a mental patient. Mother supports the family.
La scuola sta pagando la sua istruzione.
Vi sarei grato se poteste pagare la sua istruzione.
Adhitya Karki
Class: 1’B’
Adhitya Karki is a son of Mrs. Jamuna Karki. His father divorced with his mother last year. His father is not taking care of him for the last 5 years, so mother is taking care of Aditya Karki. He has one elder sister Shreya Karki. She is studying in class 6 in the same school. The family is staying in Jawalakhel, Lalitpur in one dark single room. The condition of room and family is very poor. Aditya is good in studies as well as in his behavior. Aditya’s mother earns very less, so it is very difficult to survive.
La scuola sta pagando la sua istruzione.
Vi sarei grato se poteste pagare la sua istruzione.
Anish K.C.
Class : 1’C’
Anisha K.C. is studying in class 1C. Anisha K.C. is a daughter of Mrs. Pabitra K.C. Her father died when Anisha was not even born. Anisha has one elder sister. She is studying in class 10 now. She has grandmother too. The family lives in one single room at Bagdole which is in a very poor condition. Her mother works in different houses as a cleaner. Anisha is very good in studies so she can do better in future life and her behavior is also excellent.
La scuola sta pagando la sua istruzione.
Vi sarei grato se poteste pagare la sua istruzione.
Rupa B.K.
Class : 1 ‘B’
Rupa B.K. is studying in class 1B at St. Xavier’s School, Jawalakhel. Her father died when she was just born. Her mother Rom Kumari B.K. works at one of the hostels as a cleaner. The hostel has given her one single room. Rupa is a very intelligent child and can do better in her studies. The family’s condition is extremely poor.
La scuola sta pagando la sua istruzione.
Vi sarei grato se poteste pagare la sua istruzione.
Opson Shrestha
Class : 1’E’
Opson Shrestha is studying in class 1E at St. Xavier’s School Jawalakhel, He is good in studies. His father died in a motorcycle accident when Opson was one year old. He and his mother are not getting any support from his father’s family members, his mother decided to stay with her own father and mother. His mother is working as daily wager. She has to manage everything. The room and family’s condition is very poor because she gets very less money from the working place.
La scuola sta pagando la sua istruzione.
Vi sarei grato se poteste pagare la sua istruzione.
Vuoi adottare un bambino?
“Ci sono bimbi, particolarmente dotati per lo studio, che non possono continuare gli studi per le gravi difficolta’ economiche delle loro famiglie.
Vuoi adottare un bimbo nepalese , sostenendo gli studi ed eventualmente anche la diaria scolastica presso l’istituto St. Xavier di Katmandu (Nepal), istituto fondato dai Padri Gesuiti nel 1951?????
Puoi farlo scegliendo un bimbo fra quelli gia’ sostenuti dalla Fondazione, e puoi scegliere di:
– sostenere sia gli studi che la retta scolastica (vitto e alloggio) con un contributo mensile di 38 Euro
– sostenere solo la retta scolastica con un contributo di 17 euro mensili “
Puoi contattarci a: info@fondazioneirmaromagnoli.org
La Fondazione intende organizzare ogni anno dei viaggi in Nepal per coloro che intendono aderire al progetto e poter verificare l’attendibilità del progetto e seguire direttamente l’iter scolastico dei ragazzi adottati.
Il viaggio vuole anche essere l’occasione per visitare questo meraviglioso, ospitale e tranquillo paese ai piedi dell’Hymalaya.
Testimonianza di Erus Sangiorgi
Sono appena rientrato da Katmandu (Nepal) dove ho incontrato Padre Amrit direttore della scuola S.Xavier e i 4 bambini gia’ adottati dalla Fondazione.
Nell’immaginario collettivo le scuole dei paesi del terzo mondo ci appaiono quasi sempre come strutture essenziali, pareti di fango, senza vetri alle finestre, a volte prive di banchi, ma sostenute da un grande amore e dedizione di chi porta avanti l’educazione in realta’ molto difficili.
Ebbene la scuola st. Xavier di Katmandu, fondata nel 1951 dai padri Gesuiti, non ha niente di diverso da una scuola Italiana, anzi….., è una struttura solida accogliente, pulita, ben organizzata e con un’alta qualità dell’offerta scolastica. Dotata di sale con computer, di un grande teatro, di un centro sportivo , e di ampi spazi verdi. Ospita 1970 bambini della scuola primaria e secondaria (dai 6 ai 16 anni). Le classi sono miste e non sono suddivise per casta o per ceto sociale (nella stessa classe studiano assieme il figlio del Ministro e il figlio della madre sola, con un reddito minimo di autosufficienza). L’84% dei bimbi sono di religione Induista o Buddisti, il 9% sono Cristiani e il 7% sono cattolici. Rigorosamente non viene praticato proselitismo religioso, e c’è un grande rispetto della religione di appartenenza.
Sono circa la metà i bimbi le cui famiglie pagano interamente la retta scolastica, altri genitori pagano una piccola parte del costo scolastico compatibilmente con le condizioni economiche delle famiglie stesse, mentre per 270 bambini la scuola non percepisce nessun contributo. Di questi un centinaio sono bimbi che nascono e vivono in carcere con uno dei genitori. Da alcuni anni esiste un accordo col ministero del Nepal per affidare questi bimbi alla scuola st. Xavier.
Per ulteriori info sulla scuola cerca sul web : St. Xavier college Kathmandu.
La Fondazione con questo progetto vuole aiutare negli studi bambini meritevoli, con buona attitudine allo studio, bambini che gia’ dal primo anno si sono distinti per degli ottimi risultati scolastici ma che non possono permettersi gli studi per le gravi difficolta’ economiche delle loro Famiglie.
Aiutaci ad aiutarli nel proseguimento degli studi.
Erus Sangiorgi
19 Aprile 2012
PSICOMOTRICITA per bambini in difficoltà - 2019
ATTENZIONE, il progetto è stato sospeso dopo i primi incontri per emergenza COVID.
PSICOMOTRICITA per bambini in difficoltà
pratica psicomotoria di aiuto relazionale
Richiesta finanziamento progetto
Per visualizzare e stampare clicca qui.
Il Presidente della Asd/Aps CORPO LIBERO è Vanessa Montarulo. L’associazione è regolarmente inscritta registrata al Coni e allAgenzia delle Entrate con codice fiscale n. 91404890377. Ci occupiamo in diversi ambiti: facciamo attività per l’equilibrio posturale della persona; teniamo corsi di Yoga e Pilates; organizziamo attività psicomotoria (più precisamente “Pratica Psicomotoria” del prof. B. Aucouturier) e corsi ludici per bambini. diamo grande spazio e attenzione alla beneficenza verso enti pediatrici, oncologici, o che si prendono cura dei bambini nati prematuri.
Il presente progetto è rivolto ai bambini con lieve handicap e/o profughi e/o immigrati per aiutarli e sostenerli nella elaborazione del loro vissuto, speso difficile e doloroso, Che può riattualizzarsi ed evolvere positivamente all’interno dell’attività psicomotoria proposta. Alla fine del progetto vi forniremo una relazione riguardo l’avvenuto svolgimento dello stesso).
Abbiamo pensato un gruppo di tre bambini a distanza al massimo di un anno di età l’uno dall’altro, che dopo una serie di incontri/sedute può anche cambiare. Per ogni bambino verranno effettuate dallo psicomotricista di concentrarsi e interagire profondamente con ogni partecipante; per questo motivo sarà un “gruppo di aiuto relazionale”. – Con i bambini in psicomotricista in Pratica Psicomotoria del proff. B. Aucouturier; sia al corso triennale che a quello biennale di specializzazione come condurre di interventi individuali. –
Effettueremo cicli di 10 incontri a cadenza settimanale di 50 m. l’un; per un totale di 40 incontri col gruppo di bambini e 5 riunioni di rimando con i genitori o tutori legali. 45 incontri coprono la durata effettiva di un anno scolastico, come inteso dalle istituzioni scolastiche per l’infanzia.
Ci dichiariamo disponibili anche a “raddoppiare” questo progetto: moltiplicandolo per 2 gruppi di 3 bambini, alle stesse condizioni espresse per un solo gruppo.
Per reperire i bambini che parteciperanno al progetto contatteremo diversi enti benefici, cooperative sociali, organizzazioni non governative e accetteremo da voi indicazioni. Al fine di formare un gruppo di 3 bambini omogeneo per età e per problematiche espresse.


































