PERCORSO DI ASCOLTO

PERCORSO DI ASCOLTO

Aiutare i bimbi in difficoltà.

 COOPERATIVA SOCIALE ISTITUTO FARLOTTINE
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Raggiungimento progetto 100%

PROGETTO SPORTELLO D’ASCOLTO

La società cooperativa sociale Istituto Farlottine è stata costituita “per perseguire l’interesse generale della comunità, la promozione umana e l’integrazione sociale delle persone e si propone di attuare le proprie finalità, a favore dei soci e di terzi, attraverso la gestione di servizi educativi, formativi, scolastici, assistenziali e lo svolgimento di attività ad essi connesse o complementari, con specifica attenzione alle persone e alle famiglie in condizioni socialmente deboli.” (Statuto, Art. 2 comma 1)

L’Istituto Farlottine gestisce una realtà educativa variegata, accogliendo bimbi di tutte le età (i più piccoli hanno 1 anno) e ospitando diversi ordini e gradi di scuola, più precisamente le scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, tutte e tre paritarie, che costituiscono la Scuola San Domenico. Questo ampio servizio educativo si caratterizza per la particolare attenzione che viene rivolta ai bimbi e alle famiglie in difficoltà, sulla scia dell’opera compiuta da Assunta Viscardi, una grande donna bolognese che ha dedicato tutta la sua vita ai bambini emarginati e alle loro famiglie.

In questo ambito l’Istituto persegue lo scopo di aiutare la famiglia a realizzare in pienezza la propria vocazione di “nucleo fondamentale della società” (Art. 16, 3° della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo) alla luce del dettato biblico “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra.” (Genesi 1, 27-28).

Titolo del progetto 

SOSTEGNO PSICOLOGICO A GENITORI DI BAMBINI CON DIFFICOLTÀ.

Beneficiari del progetto

Famiglie con bambini in difficoltà.

Descrizione del progetto

Il progetto si propone di fornire incontri e consulenze da parte di una psicologa esperta al fine di supportare genitori e docenti che sperimentano difficoltà e disorientamento nell’educazione e istruzione di bambini con particolari disagi.

Gli incontri si tengono presso la sede dell’Istituto Farlottine – Scuola San Domenico e possono riguardare entrambi o uno solo dei genitori oppure, a seconda delle necessità, gli insegnanti, a volte anche insieme ai genitori. Il progetto nasce dalla consapevolezza che i disagi dei bimbi, se non vengono presi in debita e tempestiva considerazione, possono avere sui bimbi stessi conseguenze anche pesanti.

Genitori: le famiglie hanno la possibilità di richiedere l’aiuto dell’esperta per affrontare insieme a lei le difficoltà che dovessero incontrare nell’educazione dei propri figli. Insieme alla psicologa possono riconoscere e comprendere i disagi dei figli e individuare le strategie più idonee per affrontarli.

I colloqui con la psicologa inoltre possono avere ripercussioni benefiche sulla coppia: affrontare insieme il problema, individuando strategie comuni e condivise con l’aiuto di un mediatore esterno, può contribuire anche a rafforzare il legame tra i coniugi e a superare, qualora fossero emersi, eventuali elementi di conflitto all’interno della coppia che ricadono o possono ricadere in modo negativo sulle spalle dei bimbi. In definitiva lavorare per superare questi conflitti va a beneficio dei bambini stessi.

Docenti: gli insegnanti possono richiedere un colloquio insieme alla psicologa per confrontarsi su problematiche con i singoli alunni. Nel confronto vengono individuate le strategie più idonee di approccio al problema, per migliorare la relazione con il bambino e anche con i genitori. Il dialogo con un esperto esterno alla situazione inoltre può essere di grande aiuto e giovamento all’insegnante per affrontare e gestire in modo adeguato le ripercussioni che la situazione conflittuale o problematica può avere sul gruppo classe.

Docenti-Genitori: spesso è opportuno effettuare incontri congiunti, alla presenza dei genitori e degli insegnanti, in modo da coordinare in modo più fruttuoso possibile le energie al fine di aiutare il bambino in difficoltà.

Finalità del progetto

Il progetto si propone di dare un sostegno ai bambini in particolari difficoltà attraverso un accompagnamento alle figure degli adulti (genitori e insegnanti) che più direttamente interagiscono nel percorso educativo del bambino; si prevede anche un sostegno alle situazioni familiari complesse, che possono ricadere negativamente sui figli, fornendo una mediazione tra i genitori stessi.

Ci si prefigge quindi di fornire un supporto a quelle famiglie che, per difficoltà economica, diversamente non potrebbero accedere ad un aiuto specifico. È frequente infatti che proprio le famiglie che hanno più bisogno di un supporto siano quelle che hanno anche maggiori difficoltà a livello economico.

Tempi, modalità e luogo di realizzazione del progetto

Per il progetto si prevedono incontri, per circa 5 ore al mese, fino al mese di Luglio 2013.

Risultati e benefici attesi

Il confronto con la psicologa dovrebbe in definitiva portare maggiore serenità nei bambini, migliorando le relazioni con i compagni e il loro rendimento scolastico, e aiutare a creare un ambiente più sereno in famiglia.

Costi del progetto

Si prevedono i seguenti costi:

Incontri per un totale di circa 30 ore € 1800

TOTALE dell’intervento € 1800


TELEMEDICINA IN AFRICA

TELEMEDICINA IN AFRICA

Per la salute dei bambini africani nel rispetto e per favorire lo sviluppo della realtà socio-economica locale, in collaborazione con l'associazione CERVIAUXILIA e grazie al supporto dell'azienda SOLGAR multinutrient spa.


CERVIAUXILIA ONLUS

Raggiungimento progetto 100%

Cerviauxilia Onlus, associazione di medici professionisti di Cervia, porta avanti il suo intervento aN’gaoundal in Camerun dal 2004 presso il Centre de Santè Integrè della Missione Cattolica delle suore della carità di Santa T.Antida. L’intervento, come spiega il dott. Morelli, medico chirurgo in ginecologia e Presidente dell’Associazione, è costituito oltre al lavoro dei medici italiani:
1) nella formazione del personale sanitario locale
2) nel miglioramento fino ad eseguire una normale routine delle prestazioni del laboratorio analisi (acquisizione apparecchio reflotron Roche)
3) nel miglioramento delle attrezzature in sala parto (letto da parto, ventosa ostetrica ecc.., acquisizione ecografo x primo livello diagnostica ostetrica e ginecologica)
4) nell’ acquisizione di ambulanza x tasferimenti urgenze presso ospedale di distretto
5) nel contributo alla installazione e mantenimento della stazione internet
6) nell’ invio mensile di medicinali non reperibili sul mercato africano.

Dall’inizio 2010 è iniziata la costruzione di un piccolo ospedale in località Galà Galà costituito dai reparti
1) pronto soccorso ed astanteria
2) maternità e ginecologia
3) pediatria
4) chirurgia
5) medicina interna
6) servizi di – laboratorio analisi – radiologia – sala operatoria – sterilizzazione – farmacia – foresteria.

SERVIZIO DI TELEMEDICINA

Fornire un servizio di telemedicina in questo paese significa non solo supportare i medici locali con la consulenza di medici specialisti italiani, ma significa nel tempo portare nuove competenze e rendere il più possibile autonomo e operativo l’ospedale.
Le specialità interessate sono: 1) cardiologia 2) dermatologia 3)ginecologia 4) spirometria e pneumologia.

La “stazione di trasmissione” è composta da:

  1. Personal computer e softwer di trasmissione collegato via web al server di Cerviauxilia;
  2. Webcam in alta definizione, per fotografare immagini dermatologiche sia in macro che panoramiche;
  3. Elettrocardiografo a 12 derivazioni,
  4. Software composto da una scheda sanitaria predisposta per porre i vari quesiti clinici ai medici specialisti;

La “stazione di refertazione”
La refertazione dei vari quesiti e problematiche terapeutiche, che si troveranno sul server di Cerviauxilia, verranno dirottate automaticamente, ai singoli medici specialisti, avvisandoli, tramite messaggio SMS, che nel server c’è un’esame a Lui richiesto di refertare.

Il medico specialista, collegandosi via web col proprio pc, potrà analizzare la scheda clinica, il tracciato ECG o le immagini allegate, creando una diagnosi, un referto, o richiedere ulteriori esami.
Automaticamente, verrà rimandato il referto al Centro

Peculiarità del software
La parte più complessa di tutto il software è stata la realizzazione dell’anagrafica pazienti. La premessa è d’obbligo, in quanto non esiste in Cameroon una tessera sanitaria o un documento di riconoscimento e molto spesso lo stesso paziente non ricorda o non sa la propria data di nascita. Per questo motivo, oltre ai dati anagrafici è stata associata la foto del paziente.
Le varie richieste di refertazione o di diagnosi verso i vari medici specialisti, saranno tradotte automaticamente da francese a italiano e viceversa per i referti.
Il software è stato creato per ottenere ed elaborare statisticamente qualsiasi dato introdotto nella scheda sanitaria.

La Fondazione Irma Romagnoli ha gia’ contribuito alla realizzazione di parte del progetto complessivo  finanziando il servizio di Telemedicina che è gia’ attivo.

Costi: € 5.000

Il progetto è stato interamente finanziato per l’intero importo dalla Solgar.
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La Fondazione Irma Romagnoli intende finanziare anche parte del nuovo progetto di costruzione del reparto di Pediatria inserito nel nuovo ospedale della Missione in via di realizzazione.

Impegno economico previsto 30.000€ , arco temporale di realizzazione del progetto 3 anni.


INSIEME PER GIOCO

INSIEME PER GIOCO

Palestra Scuola Aldini.

ASSOCIAZIONE D’IDEE

Raggiungimento progetto 100%

L’associazione d’iDee è un’associazione di volontariato Onlus formata da educatori psicologi, genitori, insegnanti e volontari che propone laboratori integrati per l’infanzia e l’adolescenza per soggetti diversamente abili con l’intento di costruire una società più solidale, capace di tutelare i diritti delle minoranze, valorizzando le differenze e aiutando bambini in situazione di disagio nel loro percorso di crescita personale.

Beneficiari: 10 giovani diversamente abili in età compresa tra 13 e 18 anni

Periodo di svolgimento dell’attività: Ottobre 2011 > Maggio 2012, un incontro alla settimana di 1 ora.

Spazi utilizzati: palestra Scuola Aldini, gestore DopoLavoroFerroviario di Bologna

Il laboratorio attraverso l’attività fisica si propone di fornire uno spazio sicuro ed accogliente in cui poter  stimolare capacità spaziali, motorie e relazionali attraverso le diverse discipline sportive. In questo percorso i ragazzi si sono sperimentati sia come singoli che come gruppo-squadra al fine di imparare divertendosi a riconoscere le abilità proprie e quelle dei compagni. La pratica sportiva,  viene concepita principalmente come il mezzo attraverso il quale poter raggiungere gli obiettivi progettuali che hanno una valenza educativa.

La DIMENSIONE EDUCATIVA è rafforzata ulteriormente dalla metodologia del laboratorio : la totale ASSENZA del GIUDIZIO (ad esempio: sostegno e valorizzazione delle attività svolte indipendentemente dal risultato, come fare o meno canestro, far cadere un birillo mentre si corre).

Questa modalità educativa ha permesso, nel corso del tempo, di favorire nei ragazzi la voglia di sperimentarsi sempre di più, non tirarsi indietro diminuendo l’ansia da prestazione. Inoltre abbiamo annullato i parametri competitivi favorendo,attraverso i giochi di squadra e le attività strutturate,  un rapporto fra tutti i partecipanti  che si basa sulla COOPERAZIONE e sulla COLLABORAZIONE.

Il rapporto tra gli educatori e i  partecipanti,  è un rapporto basato sulla reciproca fiducia .  Ad esempio, nel riscaldamento il ragazzo e l’educatore conducono e scelgono insieme gli esercizi, nella seconda fase possono essere i ragazzi stessi a proporre un esercizio già svolto e consolidato.

E’ un rapporto basato sulla qualità ( ascolto, comprensione, accoglienza ) e sull’esclusività della relazione che si costruisce nel tempo tramite una conoscenza sempre maggiore  dei ragazzi e delle loro necessità soggettive.

I temi  del laboratorio sono:

  1. L’attività fisica, oltre al potenziamento fisico ( che non è il ns. obiettivo primario)  aiuta a ridurre gli stati d’ansia, lo stress, favorisce l’integrazione e la socialità, si offre come un momento di svago e divertimento.  Inoltre la nostra idea è quella offrire questa opportunità,  stimolando e  invogliando i  ragazzi alla pratica sportiva poiché noi “sappiamo” che i loro interessi riguardano attività più sedentarie e abitudinarie (fumetti, foto, dvd ecc) . Quindi spesso non si sceglie lo sport perché: o non si ha la sensazione di essere all’altezza o c’è uno scarso interesse per l’attività fisica.
  2. La  continuità ci aiuta e garantisce la possibilità di consolidare e ampliare  il lavoro svolto durante gli scorsi  anni al fine di verificare  gli obiettivi precedenti e di raggiungerne dei nuovi, stabiliti in base alla maggior conoscenza del gruppo e in base ad una nostra nuova consapevolezza nel progetto di lavoro.

Gli Obbiettivi del laboratorio hanno le seguenti dimensioni:

  • dimensione del BENESSERE: il piacere nella pratica dell’ attività fisica,visto che un numero elevato di   ricerche e testimonianze scientifiche  mostrano come  l’attività fisica praticata in modo costante, fornisca sostanziali benefici fisici, psicologici e sociali, lo stare in un  gruppo dove i partecipanti  possono  avere un  dialogo fra di loro per poter  condividere le proprie esperienze personali quotidiane
  • dimensione TECNICA: lavoro sulla coordinazione, aumento delle capacità motorie, miglioramento della  fluidità nei movimenti, sviluppo della  percezione del proprio corpo(Riscaldamento), dello spazio(Metti Un Oggetto In Relazione Spaziale),e  dell’azione nello spazio
  • dimensione del GRUPPO: l’incontro,  la socializzazione, la collaborazione, l’appartenenza al gruppo, la costruzione di un’identità di gruppo che si basa sul  confronto con le altrui capacità ed esperienze e sul  sostegno reciproco da parte di tutti i membri del gruppo.
  • dimensione INDIVIDUALE: aumento della capacità di mettersi  in gioco, riuscire ad affrontare i limiti-difficoltà che comunque tutti noi abbiamo, superare le paure, parlare di sé in un clima di condivisione e accrescere la propria capacità di scelta visto che è buona prassi far decidere, anche ai ragazzi, gli esercizi da svolgere.
  • dimensione dello SVILUPPO COGNITIVO: dietro ad ogni esercizio c’è  comunque un processo cognitivo in atto:  l’ascolto e comprensione delle “consegne”, l’osservazione, l’esercizio della memoria, la sequenzialità, il pensiero e l’azione, la presa di coscienza delle regole e la loro attuazione e la conoscenza delle varie parti del corpo.

Gli incontri sono composti da alcune attività fisse ( es. Riscaldamento, pausa e momento di defaticamento finale) ed altre che possono variare (percorsi ed esercizi specifici per un determinato lavoro, in questo (come ad esempio  esercizi che migliorano e aumentano la capacità di percezione), la tendenza è quella  di proporre un numero ristretto di attività con l’obbiettivo di dare  a tutti i partecipanti la possibilità di rinforzare, ognuno con i propri ritmi, un apprendimento che ha bisogno di tempo per essere appreso, interiorizzato, al fine di eseguirlo in modo fluido e dinamico.


TUTTI PER UNO

TUTTI PER UNO

Iniziative per il benessere di tutti e di ciascuno.

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Raggiungimento progetto 100%

La società cooperativa sociale Istituto Farlottine è stata costituita “per perseguire l’interesse generale della comunità, la promozione umana e l’integrazione sociale delle persone e si propone di attuare le proprie finalità, a favore dei soci e di terzi, attraverso la gestione di servizi educativi, formativi, scolastici, assistenziali e lo svolgimento di attività ad essi connesse o complementari, con specifica attenzione alle persone e alle famiglie in condizioni socialmente deboli.” (Statuto, Art. 2 comma 1)

L’Istituto Farlottine gestisce una realtà educativa variegata, accogliendo bimbi di tutte le età (i più piccoli hanno 1 anno) e ospitando diversi ordini e gradi di scuola, più precisamente le scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, tutte e tre paritarie, che costituiscono la Scuola San Domenico. Questo ampio servizio educativo si caratterizza per la particolare attenzione che viene rivolta ai bimbi e alle famiglie in difficoltà, sulla scia dell’opera compiuta da Assunta Viscardi, una grande donna bolognese che ha dedicato tutta  la sua vita ai bambini emarginati.

Titolo del progetto 
TUTTI PER UNO: Iniziative per il benessere di tutti e di ciascuno.

Beneficiari del progetto
Il Progetto si rivolge a bambini in forte situazione di disagio personale e familiare che rischia di compromettere il successo scolastico e la loro crescita integrale.

Descrizione del progetto
La Scuola San Domenico – Istituto Farlottine si occupa dell’educazione dei bambini da zero a quattordici anni, con sezioni di nido, materna, elementare e scuola media. Malgrado l’attenzione e la dedizione ad ogni singolo studente, sia sul piano didattico sia sul piano educativo, esistono alcune situazioni in cui il disagio personale dei bambini risulta preoccupante. Il dialogo con le famiglie è molto curato e generalmente buono, ma in alcune situazioni più delicate non è facile condividere con i genitori lo stato di malessere del bambino e indirizzare alla rete dei servizi territoriali preposti alla salute.
Il presente progetto si propone di intervenire in modo complessivo sul sistema educativo scuola-famiglia-territorio attraverso tre filoni di iniziative:

  1. Laboratori di espressione e creatività rivolti alla classe: intervenire su tutta la classe è il modo più ecologico per osservare i singoli studenti senza alcuna discriminazione. L’osservazione di gruppo può consentire di mettere in evidenza situazioni di particolare fragilità emotivo-relazionale senza interventi specialistici diretti che potrebbero suscitare resistenza da parte dei bambini o delle famiglie.
    Il Laboratorio di danza-movimento-terapia (della durata di 10 incontri) permette, attraverso l’osservazione della condotta nel gruppo e lo studio del movimento, di evidenziare eventuali situazioni di squilibrio dello sviluppo psico-affettivo. Nell’arco dei dieci incontri è possibile produrre nel gruppo classe alcuni cambiamenti positivi per quanto riguarda l’espressività e la comunicazione. Gli incontri saranno tenuti da una conduttrice esperta.
  2. Percorso di sviluppo delle competenze orientative. In tutte le classi di scuola media sarebbe opportuno fare un percorso di preparazione alla scelta dopo la scuola secondaria di I grado. Gli strumenti dell’orientamento servono anche a rilevare il disagio scolastico degli studenti e mettere in campo attività di prevenzione.
  3. Incontri con insegnanti e genitori: incontri volti a migliorare la comunicazione scuola-famiglia e stabilire l’alleanza educativa in vista del bene del ragazzo. Il progetto prevede la realizzazione di 2-3 incontri della durata di due ore.

Obiettivi e finalità del progetto
Obiettivo del progetto è osservare il comportamento dei bambini ed evidenziare stati di forte disagio per:

  • promuovere il benessere dei singoli bambini e del clima della classe
  • migliorare le situazioni di massimo disagio
  • permettere la comunicazione scuola-famiglia-territorio.

Tempi, modalità e luogo di realizzazione del progetto
Il laboratorio di DANZA MOVIMENTO TERAPIA sarà attivato a partire dal mese di marzo e si concluderà entro l’anno scolastico 2011-2012 La comunicazione con gli insegnanti e con le famiglie avverrà entro il mese di giugno 2012 Il progetto verrà interamente realizzato nei locali della scuola.

Risultati e benefici attesi
Il progetto permetterà da un lato di fornire un intervento di miglioramento del benessere dei bambini e dall’altro di comunicare in modo efficace con la famiglia al fine di promuovere tutti gli interventi necessari alla presa in carico della situazione da parte dei servizi socio-sanitari del territorio preposti.

Costi del progetto
I costi del progetto riguardano:

  • l’intervento di DANZA MOVIMENTO TERAPIA tenuto dalla DMT Laura Neri. L’intervento prevede 10 incontri con la classe e i necessari incontri con gli insegnanti e la famiglia.
    E’ previsto un costo di 800 euro al professionista, al netto delle spese contrattuali.
  • l’intervento di progettazione, coordinamento e consulenza della Dott.ssa Francesca Giosuè per un totale di 500 euro più IVA.

Relazione Progetto
SCUOLA MEDIA SAN DOMENICO (BO)
Laboratorio di espressione corporea
Sintesi del percorso, a cura di Laura Neri 

Beneficiari del progetto
L’idea di proporre alla classe III media questo tipo di attività è nata dall’esigenza del gruppo insegnanti e degli esperti collaboratori della Scuola di intervenire, con un approccio diverso da quello tradizionale dell’insegnamento, su un gruppo di ragazzi che ha evidenziato forti dinamiche conflittuali caratterizzate da atteggiamenti aggressivi che stavano minando fortemente, oltre che il benessere dei singoli, la possibilità di garantire il percorso didattico. In estrema sintesi si è lavorato sulle complesse dinamiche del gruppo e dei singoli attraverso il linguaggio corporeo.
Il gruppo, composto da 9 ragazzi (6 maschi e 3 femmine), ha messo fin da subito in evidenza le forti dinamiche conflittuali che mi erano state descritte, all’interno delle quali la figura dell’adulto non ha possibilità di accesso: viene deriso, preso in giro e scarsamente considerato.
Due dei ragazzi partecipanti sono seguiti dai Servizi territoriali e presentano fortissime difficoltà relazionali  e comportamentali. Altri tre dei partecipanti, presentano modalità relazionali inadeguate, con atteggiamenti di bullismo che rendono molto difficoltoso il lavoro dei docenti.
Il gruppo di 9 elementi vede dunque al suo interno 5 persone in difficoltà che riescono sovente a coinvolgere negativamente anche gli altri 4 ragazzi.
Il loro modo di stare insieme è costantemente caratterizzato dalle provocazioni sia verbali che fisiche: continuamente si spingono, si prendono in giro, si danno calci, pugni, sberle, si fanno sgambetti e si deridono. Nonostante questo sono continuamente alla ricerca l’uno dell’altro, evidenziando una modalità di aggregazione dipendente (è molto evidente osservando il modo in cui occupano lo spazio nella stanza, muovendosi tutti insieme nella stessa direzione – la mia immagine è quella di una “mandria”) . Ho colto sia dagli aspetti verbali che da quelli motori molte espressioni legate alla rabbia, che a volte viene espressa con esplosioni dal difficile contenimenti (sia interno che esterno) mentre altre si caratterizza con implosioni che si manifestano in atteggiamenti passivi.

Descrizione del progetto
Si è proposto un laboratorio di espressione corporea all’interno del quale sono state  utilizzati  metodi e tecniche della Danza Movimento Terapia la cui scuola di riferimento è Art Therapy Italiana*.
Il laboratorio ha offerto ai partecipanti la possibilità di uno spazio protetto privo di giudizio, un contenitore capace di accogliere forme espressive, sentimenti ed emozioni che si è cercato di  trasformare in maniera creativa, laddove è stato possibile.
I ragazzi sono stati invitati ad esplorare alcuni elementi di base che caratterizzano il movimento (sperimentazione degli effort –  LMA) con l’intento di offrire loro una maggior consapevolezza e la possibilità di trasformare gli aspetti aggressivi in elementi costruttivi. Ho guidato il gruppo verso l’obiettivo di creare una semplice coreografia che nascesse dai loro gesti quotidiani, prendendo spunto dalla “HAKA”, danza tipica dell’etnia neozelandese dei Maori. La Haka è erroneamente indicata come danza di guerra (grido di battaglia della nazionale di Rugby degli All Blacks) ma in realtà è l’espressione disciplinata ma emozionante ed emozionale che, chi la esegue, utilizza per esprimere il proprio stato d’animo, sia esso positivo che negativo, durante riti, feste e celebrazioni.

Obiettivi e finalità del progetto

  • migliorare la capacità di stare in gruppo
  • scoprire le possibilità espressive e comunicative del movimento
  • scoprire la capacità di relazionare con l’altro e con l’ambiente attraverso il movimento in maniera adeguata
  • rinforzare la fiducia in sé stessi
  • usare creativamente l’energia, scaricare ed incanalare le emozioni
  • esplorare le opportunità del movimento
  • ampliare la consapevolezza corporea
  • stimolare il processo creativo e la fantasia

Tempi, modalità e luogo di realizzazione del progetto 
L’intervento si è articolato in 10 incontri a cadenza settimanale all’interno dell’attività di educazione fisica, in collaborazione con il Professor Marco Simoni; durante il percorso ci sono stati momenti di confronto di grande utilità anche con la Preside Mirella Lorenzini e la Professoressa Elena Scaruffi.
L’attività si è svolta presso i locali della Scuola Media San Domenico di Bologna

Risultati e benefici attesi
Attraverso un lavoro paziente, coinvolgente e davvero delicato, pian piano i ragazzi hanno preso fiducia in me e nella proposta, riuscendo a creare una semplice coreografia che racconta gli aspetti profondi che caratterizzano questi giovani. Il risultato finale (visibile anche in semplice video che documenta alcuni momenti del laboratorio) li ha fortemente gratificati e ha dato loro la possibilità di prendere, almeno in parte, consapevolezza di alcuni aspetti; di grande valore sono stati i momenti dedicati alla parola e a brevi scritti. Ho cercato di valorizzare molto gli aspetti positivi di ognuno, rinforzando anche le loro più piccole espressioni e creazioni, pur non tralasciando mai il metterli di fronte anche ai loro aspetti più “negativi” (evitando di giudicare ma ponendo l’ attenzione sul processo).
Va sottolineato che il lavoro svolto al fianco di un insegnate maschio è stato un aspetto vincente, dando alla conduzione la forma simbolica delle due figure genitoriali che perseguono gli stessi obiettivi ma con stili e modalità differenti, offrendo un nutrimento più completo ed equilibrato.
Nonostante l’apparente omogeneità di questo gruppo, all’interno di esso ho potuto osservare forti diversità. È evidente che le persone più “problematiche” tendono a coinvolgere anche i compagni più ben disposti, riuscendo quasi sempre a trascinarli nella provocazione con conseguente conflitto.
In linea molto generale ho osservato che almeno 4 dei ragazzi coinvolti hanno dimostrato disponibilità e buone capacità di esplorare e sperimentare; hanno riposto fiducia nei miei confronti, e si sono attivati con intenti costruttivi rispetto la proposta.
Altri tre componenti del gruppo hanno invece evidenziato in questo contesto una forte difficoltà nella relazione con l’adulto, attivandosi, soprattutto durante i primi incontri, nel tentativo di svalutare il lavoro e di “distruggere le cose buone “ che via via prendevano forma. La mia sensazione è che si tratti di ragazzi confusi, incapaci di stare alle regole e in difficoltà a prendere contatto con le emozioni. Appaiono arrabbiati e poco fiduciosi.
Le altre due persone del gruppo invece hanno destato in me una sorta di preoccupazione, mettendo in evidenza in questo contesto aspetti problematici dal sapore profondo.
una di queste, la ragazza, si è dimostrata estremamente infantile e desiderosa di un’attenzione privilegiata nei miei confronti, attivandosi però con atteggiamenti egocentrici e “capricciosi”. Il suo stile di movimento è caratterizzato dal flusso di tensione tenuto e dalla chinesfera piccola (LMA), alternando stati di scarso movimento (appare come passiva e ritirata) ad improvvisi scatti/esplosioni motorie  in cui urla con veemenza ed “accende” tutto il corpo; poco dopo torna con le mani in tasca, la testa china, la schiena ricurva;  queste modalità potrebbero raccontare di grande fatica a riconoscere le emozioni e ad esprimerle in modo adeguato (per lei e per l’esterno); sembra incapace di tollerare i momenti di silenzio (parla e “brontola” continuamente”), lasciando intravedere un probabile stato ansiogeno perpetuo. Nei momenti dedicati alla verbalizzazione esprime rabbia ma riesce a fare osservazioni sottili e cariche di emotività.
L’altro, il ragazzo, nonostante le ottime abilità motorie e dialettiche, ha raccontato, sia attraverso il movimento che attraverso gli atteggiamenti con i compagni e con l’adulto, una certa dose di confusione emotiva, capace di condizionale e destabilizzare l’intero gruppo. Caratterizzato da un forte desiderio/bisogno di essere visto, si è esposto fin da subito proponendo coreografie acrobatiche e spettacolari, in dissonanza con il resto del gruppo che, come è solito che sia, un po’ all’inizio si vergogna e un po’ normalmente ha paura di farsi male (mi riferisco ad esempio a lanci in aria, ruote con una mano, verticali…). Questo tipo di movimenti richiede un forte controllo ed in molti momenti ho temuto che potesse farsi male: il suo controllo è minimo, lasciando intravedere talvolta un impeto motorio che si lancia nello spazio in connessione ad un bisogno interno, senza la consapevolezza completa del rischio.
La cosa che forse più mi ha colpita è legata alla diversità del suo porsi nei miei confronto da un incontro e l’altro, mostrando un’alternanza dello stato emotivo piuttosto spiazzante. Siamo passati da incontri in cui la relazione di fiducia sembrava in buone direzione ad altri in cui improvvisamente la sua modalità era denigrante e svalutativa, attivandosi nei miei confronti in modo sprezzante e davvero molto provocatorio. Nelle giornate in cui si è presentato con queste modalità sembrava impossibile poter entrare in relazione con lui. Sembrava invaso da una forte rabbia ma soprattutto da una confusione inarrestabile verso la quale egli non sembra avere sufficiente possibilità di gestione. Nel delicato lavoro fatto insieme a lui ho trovato una chiave di accesso nella valorizzazione delle sue abilità motorie e questo gli ha permesso di stare con i suoi compagni e di costruire, e non distruggere, qualcosa di buono.
In relazione alle osservazioni fatte in questo breve percorso rispetto questi due ragazzi,credo sarebbe utilissimo per loro poter intraprendere un percorso di Danza Movimento Terapia, al fine di esplorare in una situazione “sana” e protetta gli aspetti di disagio che tanto emergono attraverso il linguaggio corporeo.

Obiettivi raggiunti
I partecipanti hanno gradualmente preso fiducia in me, nella proposta e verso le loro possibilità e capacità. Si è riusciti ad incanalare le “forme aggressive” in modo creativo dando forma ad una semplice coreografia  che ha visto la collaborazione di tutti, anche se in modo differente (“lavori in corso” è il titolo del video a documentazione). Ognuno di loro ha esplorato alcune opportunità del movimento in connessione agli stati emotivi, scoprendo nuove possibilità comunicative ed espressive.

È sottinteso che questa relazione rappresenta un’estrema sintesi del percorso e sono a disposizione qualora si sentisse la necessità di approfondire alcuni aspetti.

*  Art Therapy Italiana, la cui sede è a Bologna, è stata fondata nel 1982 con lo scopo di promuovere l’Arte e la Danza Movimento Terapia in Italia. Art Therapy Italiana è un Associazione nella quale si riconoscono professionisti che utilizzano l’espressione artistica o motoria come tecniche di psicoterapia analitica, inoltre offre un programma di Formazione Quadriennale in Arte e Danza Terapia, al termine del quale viene conseguito un diploma.
La Danza Movimento Terapia nasce negli Stati Uniti negli anni 40 ed è oggi riconosciuta come strumento indispensabile nei servizi terapeutici sia nel settore clinico sia in quello educativo e socio-riabilitativo. Il Danza Movimento Terapeuta utilizza l’analisi del movimento (Laban Movement Analisys) sia come mezzo diagnostico che come modalità d’intervento per analizzare, comprendere ed elaborare i vissuti emotivi iscritti nel corpo e nel movimento del soggetto; egli si avvale della propria esperienza corporea per stabilire un contatto diretto con il soggetto e per stimolarlo e trovare dei modi espressivi e delle forme simboliche, rappresentative dei propri vissuti. Il processo creativo è un elemento fondamentale del percorso terapeutico. Compito del danza movimento terapeuta è di promuovere, sostenere e rafforzare proprio quelle componenti creative che sono necessarie al vivere umano.
La Danza Movimento Terapia fa particolare riferimento alle teorie psicanalitiche che hanno approfondito l’osservazione e lo studio dei processi affettivi che intercorrono tra il bambino ed il suo ambiente nel corso dello sviluppo (scuola delle relazioni oggettuali di matrice inglese ed americana).


INSIEME PER RIPARTIRE

INSIEME, PER RIPARTIRE

Progetto per la Scuola Elementare di Mirandola.

agse-mirandolaASSOCIAZIONE GENITORI PER LA SCUOLA ELEMENTARE DI MIRANDOLA

Raggiungimento progetto 100%

Progetti di attività motoria, ludico ricreativa per ragazzi/e disabili

· Estate insieme

· Ripartiamo Insieme

· Lo sport è di tutti

 

Introduzione

Vale la pena, prima di entrare nel dettaglio degli interventi (Estate Insieme – Ripartiamo insieme – Lo sport è di tutti) di fornire un quadro d’insieme che raccolga i dati più significativi del territorio, colpito dal sisma del 20 e 29 maggio u.s.

UN QUADRO D’INSIEME

Settori di riferimento: Indicazioni numeriche
Persone sfollate: 8.194
Persone ospitate nelle tendopoli: 7.143
Lavoratori in CIG: 19.000

I dati sono stati raccolti, nella settimana dal 16 al 20 luglio u.s., nei siti di riferimento:
http://www.provincia.modena.it/ e http://www.regione.emilia-romagna.it/. Il territorio colpito dal sisma comprende un’area di 967 chilometri quadrati, pari al 36% dell’intero territorio provinciale, al cui interno vivono oltre 227 mila persone. Le strutture di accoglienza (al coperto e presso campi) attive per i cittadini impossibilitati a rientrare presso la propria abitazione sono attualmente, nella provincia di Modena, 33 (26 campi, 7 strutture al coperto). Assieme ad altre soluzioni abitative ed alberghi garantiscono ospitalità a 8.194 cittadini.
I punti di accoglienza sono così distribuiti:

  • Distretto di Mirandola: 3 strutture al coperto (146 ospiti) e 22 campi (5.578 ospiti)
  • Distretto di Carpi: 3 strutture al coperto (75 ospiti) e 3 campi (774 ospiti)
  • Distretto di Castelfranco Emilia: 1 struttura al coperto (11 ospiti) ed 1 campo (120 ospiti)

Causa sisma:

Popolazione scolastica colpita dal sisma: 32.570 (18.316 secondarie di secondo grado, 4.302 secondarie di primo grado, 7.862 primaria, 2.090 scuola infanzia.

Edifici e plessi scolastici: 102: di cui 34 edifici agibili o con piccolissimi danni, 48 con lievi danni, 20 parzialmente inagibili, 4 parzialmente inagibili da rivedere, 35 inagibili, 3 con danni da rischio esterno.

In questa prima fase emergenziale, I bisogni sono i più disparati, ma crediamo sia giusto concentrarsi su alcuni ambiti prioritari. L’emergenza educativa e sociale è certo quella più cogente è necessario dare una risposta con maggiore efficacia. Bambini, ragazzi, giovani, famiglie, anziani, italiani e stranieri, sono i soggetti colpiti dal sisma, perché hanno visto sparire i luoghi identitari, hanno perso le tracce della loro storia e i luoghi di comunità (monumenti, chiese, piazze, negozi, luoghi di aggregazione, di educazione, di sport, di cultura). In particolar modo, per rispondere alla prima istanza emergenziale, sono stati attivati in questa fase diversi centri estivi e aggregativi, nel territorio dell’Area Nord della Provincia di Modena, raggruppati sono il nome “Estate Insieme”. L’attivazione dei camp estivi comporta un lavoro notevole di coordinamento:

coordinamento istituzioni e associazionismo locale (i progetti sono realizzati con una stretta sinergia tra Amministrazioni comunali e Parrocchie), individuazione personale professionale e volontario, individuazione e allestimento aree, reperimento attrezzature di servizio (tenostrutture, servizi igienici, gazebo, ecc) e materiale tecnico/didattico/sportivo, abbigliamento operatori e bambini. Ecco perché, crediamo che le fascie più deboli della popolazione, in questo momento, debbano avere una risposta, pur tra mille difficoltà, ancora più significativa. I tre progetti che presentiamo, sono strettamente collegati e hanno come filo rosso conduttore, il supporto alle politiche di sostegno alla disabilità.

1. Estate Insieme
11/06/2012 – 30/09/2012

Il progetto, appunto, rientra nell’intervento sopracitato, e si occupa di fornire un supporto ai ragazzi affetti da disabilità, partecipanti ai centri estivi, nel periodo in oggetto. I ragazzi/e partecipanti ai centri estivi, hanno necessità di supporto, che può essere fornito solamente da personale formato per tale supporto. I bambini beneficiari del progetto, sono bambini con handicap di classe A, stimabili in numero 2/3

Descrizione del progetto:

Il progetto ha dunque la funzione di supporto all’attività del Centro estivo, permettendo ai beneficiari del progetto (di cui andremo poco sotto ad elencare il numero) di vivere a pieno il Centro estivo, in totale sicurezza e implementando l’integrazione attiva e positiva, con gli altri partecipanti al centro.

Beneficiari del progetto:

I bambini seguiti dal progetto con handicap di classe A sono due, mentre i bambini che hanno difficoltà di apprendimento della letto-scrittura sono 4/5

Obiettivi e risultati attesi del progetto:

· Favorire l’integrazione tra ragazzi/disabili e gruppo normo-dotati

· Supportare l’attività di formazione e aggregazione del centro estivo

· Creare una best – practice nel campo del supporto alla disabilità, con nuove politiche d’inclusione

· Permettere, ad una fascia debole della popolazione, di partecipare, attivamente, alla vita della propria comunità

· Fornire una risposta diretta al servizio richiesto (supporto alla disabilità)

Tempi, modalità e luogo di realizzazione del progetto:

L’intervento sarà strutturato dall’ 11/06/2012 al 30/09/2012, coprendo l’arco di tempo estivo, periodo d’attivazione appunto dei centri estivi

Costi del progetto:

Il costo degli educatori per i bambini portatori di handicap classe A è di €. 4.995,00 + Iva mentre gli educatori che seguono i bambini con difficoltà di apprendimento sono educatori volontari che al momento non sono pagati.

2. Ripartiamo insieme
01/09/2012 – 30/09/2012

Il secondo step, del progetto, è strettamente collegato al primo e funge da cinghia di trasmissione per il terzo progetto (Lo sport è di tutti); questo perché crediamo che solo una risposta coordinata e con una rete, la più vasta possibile (si pensi ad esempio al ruolo del Centro Sportivo Italiano, Comitato di Modena, che con i suoi dipendenti e volontari sta supportando attivamente l’attività aggregativa e ludico – sportiva). In particolar modo, per il futuro quasi immediato si attiverà un progetto di sostegno di gruppo con la creazione di un gruppo psico-ludico per i bimbi che in qualche modo hanno subito un trauma dal terremoto.

Questi gruppi saranno formati da psicologi con esperienza nei confronti bimbi in difficoltà, ma sicuramente sarebbe magari meglio appoggiarsi a degli psicologi infantili del territorio.

L’attività, che andrebbe ad integrare la proposta del centro estivo sarebbe coordinata dal Centro Sportivo Italiano di Modena, dall’ufficio dei servizi sociali del Comune di Mirandola e dalla Fondazione Romagnoli con lo scopo di fornire il personale atto a tale scopo.

Beneficiari del progetto

I bambini che frequentano i centri estivi vanno dalla fascia d’età tra i 4 e i 13 anni

Obiettivi del progetto

· Fornire un’ attività di supporto psicologico ad una fascia debole della popolazione

· Supportare ed integrare l’attività del centro estivo

· Fornire un primo esempio di best practice congiunta tra Fondazione, Ente di promozione sociale, Ente pubblico

Tempi e luogo d’attuazione

Dal 01/09/2012 al 30/09/2012, presso l’Oratorio Posta, di Mirandola (Mo). Gli orari previsti per l’attività è dalle 9.30 alle 11.00 di mattina.

Risultati e benefici attesi

· Creare un gruppo, coordinato, di psichiatri, in grado poi d’intervenire anche in altre realtà, colpite da eventi traumatici come il sisma.

· Migliorare la qualità della vita nelle popolazioni colpite dal sisma stesso, con un’attività mirata al target bambini e famiglia

· Fornire un concreto supporto al ruolo della famiglia, così duramente colpita dagli eventi sismici

· Ricostruzione, pur tra mille difficoltà, di legami familiari e affettivi

Costi del progetto

Al momento non siamo in grado di quantificare il costo complessivo, siamo a conoscenza della tariffa orario che è di €. 18,00 all’ora.

3. Lo sport è di tutti

Una volta superata l’emergenza di questi mesi estivi, dovrà pensare ad un intervento, strutturato anche all’interno del complesso scolastico. Ragazzi e ragazze disabili non potranno contare su strutture e progetti dedicati (siano essi di carattere sportivo e/o aggregativo formativo).

Ecco il perché, di quest’ultimo step, di carattere sportivo e aggregativo., centrato sempre sul tema della disabilità, ma strettamente collegato allo sport Descrizione del progetto Il progetto che di seguito presentiamo, è tarato su una fascia di popolazione che va dai 6 ai 18 anni (toccando quindi ogni ordine e grado di scuola) e ha al centro lo sport, come possibile veicolo di sviluppo e integrazione, per ragazzi e ragazze disabili. Entrando nel dettaglio, il progetto si sviluppa in un arco temporale annuale, con un dettagliato piano d’intervento, che vede coinvolti la società civile, il mondo sportivo (rappresentato dal Csi Modena), le istituzioni scolastiche e formative Questo è un progetto sperimentale che prevede la creazione di un’attività motoria curriculare per studenti disabili all’interno delle strutture scolastiche di appartenenza con la partecipazione qualificata di tecnici specializzati in diverse discipline sportive per disabili.

Ampliare le proposte e le attività per favorire uno sviluppo delle potenzialità dell’alunno disabile, rendere consapevoli gli alunni in situazione di handicap delle possibilità di movimento del corpo umano, introdurre gli allievi a nuove esperienze sensopercettive e motorie, ricercare un benessere fisiologico degli allievi sono le finalità che questo progetto si prefigge di raggiungere.

Obiettivi e finalità del progetto

· Aumentare l’autostima del ragazzo disabile e il senso di competenza operativa personale

· Aumentare le opportunità di integrazione sociale della persona disabile, utilizzando lo sport come strumento di crescita e di valorizzazione delle capacità che rendono ogni persona unica e irripetibile

· Contribuire attraverso l’attività psicomotoria e sportiva al benessere dell’alunno disabile.

· Favorire l’apertura verso l’esterno e trasferire le competenze acquisite attraverso l’attività motoria

Risultati e benefici attesi

· Raggiungere una buona autonomia nello spogliatoio e nell’ambiente circostante

· Acquisire il concetto di schema motorio

· Raggiungere un buon grado di equilibrio, coordinazione, lateralità

Tempi e modalità del progetto:

Il progetto è quindi particolarmente strutturato e si propone d’intervenire, in maniera profonda su una risposta al bisogno di socialità e aggregazione, attraverso lo sport. L’attivazione del progetto andrà dal 30/09/2012 (quindi all’inizio dell’anno scolastico) fino al 30/05/2012, indicativamente si rivolgerà. I soggetti coinvolti sono tutti gli alunni diversamente abili che frequentano la scuola dell’obbligo.

Costi del progetto:

Al momento non siamo in grado di quantificare il costo complessivo in quanto dipende dal numero dei bambini (circa 100) e dal numero degli educatori sportivi necessari per la copertura e l’assistenza totale dei bambini.

Inoltre, lo staff che seguirà i tre progetti, mapperà l’intervento, attraverso i seguenti punti:

 

1. Relazioni, partnership, reti: Il progetto sarà valutato in itinere e alla fine della sua realizzazione, cercando di cogliere, in prima istanza la capacità del progetto stesso di mettere in rete tutti i soggetti che operano nel settore di riferimento: uno degli obiettivi che il progetto si da è proprio quello di far collaborare e permettere alle varie realtà coinvolte di agire di comune accordo, per raggiungere il target che il progetto si è dato.

2. Diffusione territoriale: Il progetto sarà valutato in itinere e alla fine della sua realizzazione dal punto di vista “geo – strategico”, ovvero dalla capacità che tale progetto ha avuto di mettere in rete varie realtà territoriali che operano nel medesimo settore, garantendo capillarità e univocità nell’intervento posto in essere.

3. Analisi dell’investimento: Il progetto sarà valutato in itinere e alla fine della sua realizzazione da un punto di vista economico: nel portale vi si troverà la rendicontazione, i centri di costo e la ricaduta economica di tale investimento sui soggetti interessati al progetto. Tale valutazione permette di incidere su eventuali sprechi, errori nella gestione e garantisce trasparenza agli enti finanziatori del progetto e ai vari soggetti che operano nella realizzazione dello stesso.

I 3 punti, serviranno per costruire, insieme, una “best practice” attivabile su tutto il territorio nazionale, fornendo una risposta concreta, ai bisogni e alle necessità dei ragazzi e ragazze colpita da handicap psico – fisico. I tre progetti, quindi, attivati nell’area Nord,possono poi essere declinati, in altre realtà, che hanno subito eventi così traumatici.


PROGETTO DI PET THERAPY

PROGETTO DI PET THERAPY

Progetto per Scuola Primaria Paritaria San Domenico.

 COOPERATIVA SOCIALE ISTITUTO FARLOTTINE
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Raggiungimento progetto 100%

La società cooperativa sociale Istituto Farlottine è stata costituita “per perseguire l’interesse generale della comunità, la promozione umana e l’integrazione sociale delle persone e si propone di attuare le proprie finalità, a favore dei soci e di terzi, attraverso la gestione di servizi educativi, formativi, scolastici, assistenziali e lo svolgimento di attività ad essi connesse o complementari, con specifica attenzione alle persone e alle famiglie in condizioni socialmente deboli.” (Statuto, Art. 2 comma 1)

L’Istituto Farlottine gestisce una realtà educativa variegata, accogliendo bimbi di tutte le età (i più piccoli hanno 1 anno) e ospitando diversi ordini e gradi di scuola, più precisamente le scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, tutte e tre paritarie, che costituiscono la Scuola San Domenico. Questo ampio servizio educativo si caratterizza per la particolare attenzione che viene rivolta ai bimbi e alle famiglie in difficoltà, sulla scia dell’opera compiuta da Assunta Viscardi, una grande donna bolognese che ha dedicato tutta la sua vita ai bambini emarginati.

Melting Pet

Melting Pet è l’associazione che direttamente effettuerà il progetto con il bambino ed è un’associazione culturale sportiva dilettantistica che nasce a Bologna nel 2012 al fine di promuovere i principi della Zooantropologia e di svolgere attività con animali negli ambiti sportivo, didattico, educativo e di assistenza alla persona.

A questo scopo in essa si raccolgono professionisti e coppie pet partner con ampia esperienza e che hanno seguito un idoneo percorso formativo in relazione alle diverse aree di intervento nelle quali andranno ad operare:

  • Zooantropologia Assistenziale
  • Zooantropologia Didattica
  • Zooantropologia Urbana

 

Equipe multi professionale

Gaja Morri

Laureata in Psicologia Clinica e di Comunità, Operatrice Referee di Zooantropologia Assistenziale – Pet Therapy e coppia pet partner certificata, Referee di Zooantropologia Didattica, Educatore Cinofilo.

Laura Rizzoli

Educatrice, Operatrice Referee di Zooantropologia Assistenziale – Pet Therapy e coppia Pet partner certificata, Referee di Zooantropologia Didattica, Educatore Cinofilo.

Valentina Nicotra

Istruttore ed Educatore Cinofilo, Operatrice Referee di Zooantropologia Assistenziale – Pet Therapy e coppia pet partner certificata, Referee di Zooantropologia Didattica.

Odette Abramovich

Operatrice Referee di Zooantropologia Assistenziale – Pet Therapy e coppia pet partner certificata, Referee di Zooantropologia Didattica, Istruttore ed Educatore Cinofilo.

Antonella Zimari

Pedagogista, Operatrice Referee di Zooantropologia Assistenziale – Pet Therapy e coppia pet partner certificata, Referee di Zooantropologia Didattica, Educatore Cinofilo.

 

Titolo del progetto 

Pet therapy.

 

Beneficiari del progetto

Il Progetto si rivolge a un bambino di 6 anni che frequenta la 1^ elementare e che ha una certificazione per l’integrazione scolastica con codice ICD-10: F 84.0 – F 70.1.

 

Descrizione del progetto

La Pet therapy,  è una co-terapia, ovvero un intervento di facilitazione del processo terapeutico in essere, che contribuisce al benessere della persona attraverso attività di relazione con l’animale. I progetti di Zooantropologia Assistenziale sono costituiti da specifiche attività di relazione che coinvolgono direttamente la persona – fruitore e l’animale coinvolto. Si parla dunque di relazione, in quanto è a partire da essa, dall’incontro con l’altro, che diviene possibile aprire una “strada nuova di cambiamento”, soprattutto per coloro che vivono la propria esistenza in condizioni di criticità.

È necessario tuttavia far sì che tale relazione possa esser beneficiale per la persona; per tal motivo all’interno delle attività di Zooantropologia Assistenziale si prescrivono, a partire da obiettivi definiti dalle figure di riferimento (Psicologo, Neuropsichiatra, Logopedista, Educatori e Insegnanti di sostegno) e dagli operatori opportunamente formati, delle Dimensioni di relazione.

Esse indicano su quale piano emozionale, motivazionale e cognitivo insistono le attività pratiche che si andranno a svolgere nella specifica seduta di Pet therapy, attività tese a favorire l’incontro-confronto della persona-fruitore e del pet su uno specifico piano di relazione che sia beneficiale per la persona.

All’interno dei Gruppi Operativi del bambino, insieme alla famiglia e agli specialisti di riferimento, si è ritenuto che questa fosse una delle metodologie migliori per continuare il percorso in parte iniziato negli anni scorsi di ippo-terapia presso la struttura Ge.se, che ha lavorato sull’iniziale paura del bambino di stare negli spazi all’aperto e in presenza di animali. Ovviamente questo percorso, oltre ad aver migliorato il suo rapporto con il mondo animale, ha anche permesso di creare relazioni nuove, in ambienti per lui non convenzionali, di creare un nuovo bagaglio di esperienze, conoscenze e competenze di cui impadronirsi per poterle poi riutilizzare in tutti gli altri momenti della sua vita e in particolare modo nella relazione con i pari, che risulta ancora molto difficoltosa.

Dato che il bambino, pur avendo ottenuto ottimi risultati rispetto alle iniziali paure degli spazi aperti e degli animali e nelle relazioni con le persone che frequentavano il centro, non è riuscito ad avere un completo beneficio da questo tipo di terapia per la difficoltà che ancora ha ad avvicinarsi al cavallo, l’equipe degli specialisti ha pensato che un progetto di Pet therapy potesse essere più indicato; l’associazione che realizzerà il progetto ci è stata  segnalata dallo psicologo del bambino e dai responsabili del Ge.se.

 

Obiettivi e finalità del progetto

Attraverso la relazione con l’animale, il progetto si pone l’obiettivo di:

  • favorire il processo evolutivo del bambino, che necessita di sperimentare il decentramento e l’empatia;
  • acquisire nuove competenze, arricchire le proprie esperienze e il proprio immaginario.

 

Tempi, modalità e luogo di realizzazione del progetto

Il progetto si svolgerà presso il nostro istituto e prevede sei incontri di cui il primo di preparazione all’approccio con il cane (attività referenziali) e le seguenti cinque sedute con la presenza della coppia pet partner.

 

Risultati e benefici attesi

Il progetto permetterà al bambino di sperimentarsi in questa nuova esperienza, mettendo in gioco competenze ed emozioni che faciliteranno poi la relazione con le altre persone, in particolar modo con i pari.

 

Costi del progetto

Progettazione € 300

Monitoraggio € 45

Materiale € 60

6 Sedute z.a. € 450

TOTALE Ciclo di 6 incontri di zooantropologia assistenziale € 855

 

A conclusione del progetto verrà fornita una relazione.


A CAVALLO DELL'ESTATE

A CAVALLO DELL'ESTATE

RIABILITAZIONE EQUESTRE ED EQUITAZIONE PRESPORTIVA PER DISABILI.

ASSOCIAZIONE VOLONTARIATO IL PADDOCK

Raggiungimento progetto 100%

Bologna 15 Maggio 2014
Spett.le Fondazione Irma Romagnoli

L’Associazione IL Paddock è un’ Associazione di Volontariato con sede legale in via Decumana n.2-40133 Bologna C.F. 92019210373.

Costituita nel 1992 ed iscritta all’ Albo regionale del Volontariato, si occupa di Riabilitazione Equestre ed Equitazione presportiva per disabili.

Dal 2004 opera presso le strutture equestri in via Raffaello Sanzio n.8 (Centro sportivo Barca) a Bologna dopo aver ottenuto dal Comune di Bologna in concessione ventennale un appezzamento di terreno all’interno del parco Fluviale Reno.
Si propone alla Fondazione Irma Romagnoli con il Progetto dal titolo: “A cavallo dell’estate“

Beneficiari:

Bambini iscritti all’attività di Riabilitazione Equestre.

Obiettivi e Finalità:

Offrire a  bambini certificati e segnalati dai Servizi dell’Azienda Ausl di Bologna che già frequentano i corsi invernali di Riabilitazione Equestre, la possibilità di partecipare a momenti di socializzazione durante i Campi estivi organizzati presso il maneggio.

Tempi, modalità e luogo di realizzazione del progetto:

I campi estivi si realizzeranno nelle settimane dal 9 al 13 e dal 16 al 20 giugno per i bambini iscritti ai corsi di equitazione e tenuti dai tecnici del G.S. Dilettantisco Il Centauro.
Dalle 8 del mattino alle 17 del pomeriggio si svolgeranno le attività sportive e ricreative presso le scuderie.
Durante queste giornate verranno proposti  incontri della durata di quattro ore ciascuno ad alcuni allievi dei corsi di Riabilitazione equestre per realizzare insieme ai compagni di equitazione attività ricreative e sportive.

Risultati e benefici attesi:

Incrementare i benefici ottenuti durante i corsi invernali lavorando sul principio di integrazione e socializzazione con i pari normodotati.
I ragazzi individuati saranno seguiti da personale qualificato dell’Associazione Il Paddock.

Costi del progetto

Sei incontri di quattro ore ciascuno per 20 euro orarie
Un’ ora di relazione conclusiva per 20 euro

TOTALE: euro 500,00.

In attesa di un Vostro ritorno, porgo distinti saluti.

Il Presidente
Dott. Marco Tibaldi


PROGETTO ALLA PERSONA

PROGETTO ALLA PERSONA

PERCORSO DI AMBIENTAMENTO CULTURALE PER UNA BIMBA INDIANA

 COOPERATIVA SOCIALE ISTITUTO FARLOTTINE
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Raggiungimento progetto 100%

La società cooperativa sociale Istituto Farlottine è stata costituita “per perseguire l’interesse generale della comunità, la promozione umana e l’integrazione sociale delle persone e si propone di attuare le proprie finalità, a favore dei soci e di terzi, attraverso la gestione di servizi educativi, formativi, scolastici, assistenziali e lo svolgimento di attività ad essi connesse o complementari, con specifica attenzione alle persone e alle famiglie in condizioni socialmente deboli.” (Statuto, Art. 2 comma 1)

L’Istituto Farlottine gestisce una realtà educativa variegata, accogliendo bimbi di tutte le età (i più piccoli hanno 1 anno) e ospitando diversi ordini e gradi di scuola, più precisamente le scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, tutte e tre paritarie, che costituiscono la Scuola San Domenico. Questo ampio servizio educativo si caratterizza per la particolare attenzione che viene rivolta ai bimbi e alle famiglie in difficoltà, sulla scia dell’opera compiuta da Assunta Viscardi, una grande donna bolognese che ha dedicato tutta la sua vita ai bambini emarginati e alle loro famiglie.
In questo ambito l’Istituto persegue lo scopo di aiutare la famiglia a realizzare in pienezza la propria vocazione di “nucleo fondamentale della società” (Art. 16, 3° della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo) alla luce del dettato biblico “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra.” (Genesi 1, 27-28).

Titolo del progetto 
PERCORSO DI AMBIENTAMENTO CULTURALE

Beneficiari del progetto
Il progetto è pensato e finalizzato ad una bambina indiana, R.M., che è stata adottata ed è arrivata in Italia a settembre 2012. La bambina è stata inserita nella nostra Scuola Primaria in classe terza a novembre 2012  per età (perché ha un anno in più dei compagni) e adesso frequenta il quarto anno. Durante gli anni dell’infanzia in India R.M., non solo non è stata scolarizzata ma non è stata neanche educata a coltivare la relazione umana e a sviluppare le sue doti intellettive e volitive. Per questi motivi adesso, in questo nuovo contesto, sta vivendo una forma molto particolare di disagio, che riguarda principalmente la sfera affettivo-relazionale.

Descrizione del progetto
La Scuola Primaria San Domenico, all’interno dell’Istituto Farlottine, accoglie poco meno di 180 bambini distribuiti in due sezioni.
Negli ultimi anni sono arrivati presso la nostra struttura alcuni bambini stranieri, giunti con la loro famiglia oppure, più spesso, in seguito ad adozione da parte di coppie italiane.
Nello specifico caso di R.M, la bambina si è inserita in un contesto di classe accogliente e famigliare ma questo non è sufficiente per aiutarla ad esprimersi e a stimolare adeguatamente le sue risorse.
Inoltre, anche se dalle informazioni che i genitori hanno ricevuto R. avrebbe frequentato la scuola in India, di fatto la bimba non mostra segni di aver avviato, anche in altre lingue, un processo formale di apprendimento.
La bambina ha quindi bisogno di un punto di riferimento e un rapporto privilegiato che la introduca a famigliarizzare con questo nuovo contesto, a trovare maggior fiducia in sé stessa e a sviluppare ed esprimere le sue capacità affettive ed intellettive.

Inoltre, per rendere proficuo il suo percorso scolastico e l’apprendimento è necessario proporre a R un percorso didattico parallelo e formalizzare un Piano Didattico Personalizzato che le consenta di lavorare sulle basi linguistiche (costruzione della frase, vocaboli, prime basi grammaticali) e le permetta, nel tempo, di colmare le lacune linguistiche e didattiche più significative e avvicinarsi più facilmente alla preparazione prevista per la scuola Primaria.

Ci si prefigge quindi di facilitare l’ inserimento della bambina nella realtà scolastica e il rafforzamento della conoscenza di base della lingua italiana in riferimento sia al contesto scolastico specifico sia alla socializzazione in generale.

Fasi del progetto:

  1. Inserimento di un’insegnante che possa lavorare qualche ora alla settimana individualmente con R in orario scolastico. L’obiettivo è quello di creare un rapporto di fiducia reciproca, condizione necessaria per impostare un lavoro proficuo.
  2. Svolgimento di un percorso didattico personalizzato in orario scolastico. L’idea è quella di proporre a R un programma specifico individualizzato nel quale il recupero linguistico e didattico si integrino con il programma curriculare. Questo programma necessita di un lavoro fuori dalla classe di almeno 4 ore la settimana con assegnazione di compiti specifici da svolgere alla mattina.

Finalità del progetto
Le finalità del progetto sono:

  • dare un supporto efficace all’alunna R.M. durante il percorso scolastico, per promuovere adeguatamente l’impegno ed evitare la demotivazione;
  • favorire una maggiore integrazione anche al fine di un miglioramento nel rendimento scolastico;
  • aumentare la padronanza della lingua come strumento di comunicazione e socializzazione;
  • valorizzare adeguatamente le potenzialità dell’alunna, anche in riferimento alla cultura di origine.

Tempi, modalità e luogo di realizzazione del progetto
Il progetto prevede l’impiego di una persona qualificata per un affiancamento e un sostegno adeguati alle necessità dell’alunna. Il progetto potrà durare per il periodo Febbraio 2014 – Maggio 2014.

Costi del progetto
Per il progetto vorremmo avvalerci di personale interno alla scuola ed in particolare di un’insegnante di sostegno che potrà fare riferimento ad un’altra nostra insegnante con esperienza nell’insegnamento dell’italiano L2.
Sarebbe inoltre utile potersi appoggiare ad uno psicologo e/o logopedista (come ad esempio la dr.ssa Daniela Poggioli che già collabora con la nostra struttura) oppure a figure che la Fondazione ritenga di poterci mettere a disposizione.

Si prevedono i seguenti costi:
TOTALE dell’intervento € 1.200
Così ripartito:
Realizzazione del PDP a cura della scuola
Costo complessivo del personale per l’alfabetizzazione e
il recupero per il periodo Febbraio – Maggio € 1.200

Contributo offerto dalla scuola:
Percorso di ambientamento culturale € 590
Supplemento per modifica servizi quadrimestrali oltre il termine € 10

Contributo chiesto alla Fondazione € 600

A conclusione del progetto verrà fornita una relazione.


RIABILITAZIONE EQUESTRE

RIABILITAZIONE EQUESTRE

ASSOCIAZIONE TERRITORIALE PER L’INTEGRAZIONE PASSO PASSO

Raggiungimento progetto 100%

Per visualizzare e stampare il progetto clicca qui

Visualizza la relazione finale

Introduzione

Il Servizio di NPIA intende attivare un progetto di Riabilitazione Equestre (R.E.)a favore di un gruppo di pazienti in carico, al fine di migliorarne l’interazione tra il corpo e le attività mentali, intellettive, affettive, per poter poi esprimere tale capacità in un contesto sociale.

L’obiettivo sarà quindi quello di aiutare i partecipanti, mediante esperienze sensomotorie che possono aiutare ad organizzare e modificare il vissuto corporeo, a raggiungere un controllo più armonico di sé, per avere una maggiore capacità di interazione con il mondo circostante.

La R.E. va intesa come un metodo terapeutico globale, in cui, attraverso la pratica di un’attività ludico-sportiva avente come mezzo il cavallo, l’individuo viene attivato nel suo intero complesso motorio, psichico, intellettivo e sociale, poiché non può sottrarsi ad una partecipazione attiva al percorso riabilitativo, sostenuto da una spinta motivazionale che ne favorisce il coinvolgimento.

Il progetto è stato elaborato e verrà svolto direttamente in campo dalla Dott.ssa Giovanna Mazzotta, Neuropsichiatra Infantile in servizio presso la UOS NPIA Casalecchio-Porretta e Coordinatore tecnico di Riabilitazione Equestre (Master Universitario di I° livello in R.E., Università di Firenze, Facoltà di Medicina e Chirurgia).

Obiettivi generali

Il cavallo rappresenta una presenza viva, concreta, affettiva, in grado di sollecitare sentimenti ed emozioni intense; il suo movimento trasmette una grandissima quantità di stimolazioni neurosensoriali al cavaliere, fornendo opportunità esperienziali attraverso afferenze visuo-spaziali, tattili, cinestesiche e propriocettive, che, integrate a livello centrale, contribuiscono ad una maturazione psicomotoria dell’individuo.
In particolare, l’ambiente del maneggio e la relazione con il cavallo sono ricchi di stimolazioni visive, olfattive, acustiche, tattili, emotive, che favoriscono il contatto con la realtà, la presa di coscienza di sé e del proprio corpo, inducendo una migliore organizzazione dello schema corporeo e del vissuto di sé in relazione agli altri.

Andare e soprattutto dirigere il proprio cavallo significa sapere dove si vuole andare (ovvero definire lo spazio) e per dove passare nello spazio percorso (cioè sapersi orientare). Per far muovere il cavallo il cavaliere deve saper organizzare i propri movimenti, stabilendone l’esatta sequenza e la precisa coordinazione e finalizzandoli ad uno scopo.

Il risultato sarà in ogni caso rapido e concreto e produrrà effetti immediati sul cavaliere o, meglio, sul rapporto cavallo-cavaliere. Se nella strategia dell’azione qualcosa non è stato messo in atto correttamente, il cavaliere se ne renderà subito conto da solo: il cavallo non si muove o la direzione non è quella richiesta.

Ma il mancato raggiungimento dell’obiettivo non sarà “punitivo” per il cavaliere perché la reazione del cavallo è sentita come reazione “naturale” di un animale, con il quale bisogna cercare modalità di comunicazione extraverbali perché possa comprendere ciò che desideriamo da lui. Sarà quindi necessario riconsiderare la propria azione e progettare, coordinare e organizzare le proprie competenze integrandole con adeguate strategie e schemi d’azione per raggiungere la meta.

Ciò favorisce l’uso cognitivo di un gesto e di un’azione e crea le condizioni per “sentire” e sviluppare fiducia e soddisfazione di sé.

Il cavallo rappresenta l’elemento centrale della relazione terapeutica. Ciò significa che il rapporto che si crea nell’ambito della terapia non è più tra paziente e terapista, ma diventa una relazione triangolare in cui il cavallo assume il ruolo di “co-terapeuta”.

Il cavallo interviene attivamente nella relazione, ma senza aggredire, segnalando al cavaliere ciò che gli è gradito e/o sgradito, ma senza offendere, umiliare, mortificare; non ha aspettative rispetto alla prestazione, reagisce nel qui e ora.

Il cavallo è vissuto come partner neutrale nella relazione; i naturali comportamenti e le reazioni istintive dell’animale ad alcuni comportamenti, soprattutto a quelli non desiderabili, creano un’esperienza di relazione “diretta” che viene vissuta dall’individuo senza carattere di giudizio o rivendicazione.

Ma il cavallo non è di per sé uno strumento terapeutico onnivalente, diventa tale solo con la mediazione del terapista, che ha il compito di regolare e organizzare in progressione terapeutica le modalità e l’intensità degli stimoli e gli input che provengono dal cavallo, per farli utilizzare al meglio dal paziente, al fine di evitare un effetto disorganizzatore e non strutturante, divenendo interprete e mediatore nella relazione che si crea tra il cavaliere e l’animale , sempre preservando l’aspetto ludico e sociale dell’esperienza.

Se è il cavallo che direttamente provoca sollecitazioni e situazioni particolari, il terapista ne diventa subito il sostegno emotivo e mentale: è infatti lui che deve riconoscere e far conoscere al paziente le cose che l’animale gli comunica e deve proporre risposte che permettano l’instaurarsi di un sempre più diretto rapporto tra cavallo e cavaliere. Spesso, e soprattutto all’inizio, il paziente si trova di fronte a difficoltà che non riesce a superare: compito del terapista è aiutarlo a trovare le modalità più adeguate a risolvere il problema, permettendogli di acquisire fiducia non solo nei confronti del cavallo, ma soprattutto verso di sé e nelle proprie capacità globali, adattandosi all’ambiente e accettando la realtà.

Il disabile spesso non è in grado (o la relazione di dipendenza prolungata dal care-giver non gli consente) di svolgere da solo le operazioni necessarie alla propria vita quotidiana. La R.E. favorisce un ribaltamento dei ruoli, sia per la partecipazione da protagonista richiesta “obbligatoriamente” dal montare a cavallo, sia perché è l’animale a richiedere disponibilità, cure, premure.

Ma la connotazione primaria dell’attività è il suo carattere ludico-sportivo: il paziente motivato a praticarla deve divertirsi. Ciò non significa che in ogni momento di ogni singola seduta egli debba provare soddisfazione, ma significa che vi deve essere un alternarsi di momenti di gioia e piacere, di rabbia e delusione; l’importante è che la situazione non sia mai ripetitiva, noiosa e prevedibile, ma che provochi sempre e comunque un’emozione, che stimoli le funzioni mentali e corporee.

Anche l’ambiente maneggio ha un ruolo fondamentale nel consentire il raggiungimento degli obiettivi desiderati. E’ un ambiente allargato, ma non pericoloso, bensì sicuro e protetto, dove le attività si concentrano sui cavalli e non sui pazienti, quindi molto lontano dal rassomigliare ad un ambiente medico/sanitario. Ciò che unisce gli individui che lo frequentano, con ruoli e capacità differenti, è il comune interesse per il cavallo.
L’esperienza del lavoro svolto in piccolo gruppo (se sarà possibile si formeranno gruppi di tre cavalieri in campo contemporaneamente) permette un diverso modo di rapportarsi e socializzare con l’altro, non vi è competizione ma stimolo reciproco, l’altro può essere modello ma i ruoli si possono invertire in qualsiasi momento, con il variare dell’attività. Ciascuno può fare il proprio percorso, ma insieme agli altri, condividendo le comuni difficoltà e sostenendosi nel superarle, soprattutto sempre mantenendo un comportamento responsabile nei confronti degli altri, per evitare spiacevoli incidenti, anche se possono insorgere sentimenti negativi, quali aggressività o antipatie.

Il gruppo non sarà costituito utilizzando un criterio di omogeneità diagnostica, ma soprattutto secondo il grado di sviluppo e delle capacità di partenza, così da poter proporre attività ed esercizi che siano utili e divertenti per tutti i componenti.

Sebbene si proponga la R.E. come momento terapeutico, non si intende per questo ritenerla sostitutiva di altre forme di trattamento riabilitativo, ma si ritiene piuttosto che possa essere considerata un’integrazione di esse. A sottolineare questo aspetto, si richiederà la partecipazione, nella stesura del progetto di lavoro di ciascun soggetto, del Referente sanitario e dei Tecnici della Riabilitazione che lo hanno in cura; gli stessi verranno invitati, nei limiti della loro disponibilità di tempo, ad effettuare delle osservazioni in Maneggio, almeno all’inizio e alla fine del periodo complessivo di lavoro.

Le fasi del progetto

La prima fase
La prima fase del progetto è rappresentata dall’individuazione dei pazienti in carico alla UOS NPIA Casalecchio –Porretta per i quali i Referenti sanitari, in collaborazione con i Tecnici di Riabilitazione, ritengono opportuna una proposta di Riabilitazione Equestre.

Per favorire una corretta valutazione, gli operatori del servizio hanno ricevuto un’informazione teorica di base sui principi, obiettivi, indicazioni e controindicazioni della R.E. e hanno avuto la possibilità di visionare materiale video su sedute di Ippoterapia e Rieducazione Equestre svolte da soggetti di diversa età e differente patologia.

Tenendo conto che il progetto potrà coinvolgere da otto a dodici soggetti, dopo la prima segnalazione si procederà ad una più approfondita riflessione sulle caratteristiche funzionali e le difficoltà di ciascun paziente, per poi verificare l’interesse e la disponibilità dei genitori e del bambino/ragazzo a svolgere l’attività a cavallo.

La seconda fase
Per favorire una consapevole adesione al progetto e valutare l’effettivo interesse delle famiglie, invitarle ad una “visita” al Centro Ippico individuato come sede dell’attività. Ciò darà modo di svolgere anche un’osservazione sulle modalità spontanee di avvicinamento al cavallo, potrà fare emergere eventuali paure dinanzi all’animale nella sua “concretezza”, stimolerà domande e riflessioni che metteranno in luce quali possono essere le aspettative del soggetto e dei genitori rispetto all’attività proposta.

La conoscenza diretta del bambino/ragazzo, da parte della Conduttrice dell’attività, coadiuvata dalle informazioni ricevute dai Referenti, permetterà anche di procedere alla formazione dei gruppetti secondo omogeneità funzionali e caratteristiche di personalità. Naturalmente si cercherà di tener conto, per quanto possibile, della disponibilità dei genitori ad accompagnare il figlio e di eventuali impegni scolastici o extra-scolastici già in corso.

La terza fase
Per i pazienti inseriti nel progetto si predisporrà una scheda clinica, nella quale saranno raccolti i dati anamnestici rilevanti, le terapie in atto e gli obiettivi personalizzati nell’ambito delle finalità generali del progetto.
Per poter valutare l’efficacia dell’intervento di Riabilitazione Equestre, si utilizzeranno griglie di osservazione e materiale testistico, prescelti in base alla patologia di base (esempio: Protocollo di valutazione dei disordini neuromotori, Scala Vineland, Check-list costruita utilizzando il sistema di classificazione ICF-CY).

Si richiederà ai genitori il consenso ad effettuare periodicamente riprese video, che saranno visionate e analizzate dal personale coinvolto nell’attività in campo, dai Referenti clinici, oltre che dai familiari, al solo scopo di monitorare l’andamento del lavoro e i risultati raggiunti.

Si propone l’avvio dell’attività in campo nel mese di Ottobre 2012, si proseguirà con cadenza settimanale fino alla metà di Giugno 2013, prevedendo un’interruzione, come da calendario scolastico, durante il periodo delle festività Natalizie e Pasquali.

Poiché l’attività si svolgerà in giornate prefissate, richiedendo una precisa organizzazione integrata con altre attività svolte nel Centro Ippico individuato, non sarà possibile un recupero di sedute di lavoro perse per motivi sanitari o personali dei partecipanti o della Conduttrice.

Si intende organizzare, al termine del periodo di intervento, una manifestazione/festa sociale, che coinvolga i partecipanti, i loro familiari e amici, che sia occasione per i primi di farsi ammirare, mostrando le competenze acquisite, in un “Saggio” di fine corso.

Metodologia di lavoro

L’attività di Riabilitazione Equestre si svolgerà in un Centro Ippico dotato di caratteristiche adeguate (è attualmente in corso l’individuazione della struttura), prime fra tutte la presenza di un maneggio coperto e di cavalli adatti al lavoro da svolgere, per caratteristiche morfologiche, di carattere e addestramento. Il Centro dovrà essere facilmente accessibile per tutti, dotato di locali idonei all’accoglienza e alla permanenza degli accompagnatori, di servizi igienici in buono stato di manutenzione.

Il maneggio coperto è indispensabile al fine di:
dare continuità alla terapia anche durante i mesi invernali, poiché solo la regolarità delle sedute offre buoni risultati;
i cavalli siano più attenti e disponibile e mantengano andature più costanti e regolari;
favorire l’attenzione e la concentrazione degli allievi.

Le dimensioni ottimali del maneggio sono di m.15×20, che potranno essere ottenute delimitando uno spazio all’interno di un rettangolo più ampio, con pilieri, barriere o catenelle.
All’interno del maneggio si appenderanno le lettere usate ufficialmente nel campo da Dressage, associate a disegni, per fornire precisi punti di riferimento che favoriscano l’orientamento spazio-temporale, aiutino a mantenere la direzione, siano punti di partenza o di arrivo per i giochi.

Si utilizzeranno inoltre barriere e pilieri, coni, palle, canestro, cerchi e altri giochi, per eseguire esercizi di ginnastica a cavallo, giochi di scambio, fornire l’occasione per proporre stimoli di natura linguistica e cognitiva agli allievi. Si potranno inoltre predisporre percorsi, con la richiesta di precise attività da svolgere in sequenza, per favorire l’attenzione, la memorizzazione, la messa in atto di strategie cognitive.
Il Centro dovrà essere dotato di una pedana per facilitare la salita a cavallo agli allievi che non possono, per disabilità fisica o altra caratteristica, effettuare la classica salita a cavallo con posizionamento del piede sinistro nella staffa posta alla sinistra del cavallo e scavalcamento posteriore della gamba destra.

Il cavallo verrà bardato con una “sella Inglese”, dotata dei requisiti basilari per favorire il raggiungimento di un corretto assetto, testiera e redini, così come nella classica “Monta Inglese”. Se necessario si userà un collare e/o una martingala.

A seconda degli obiettivi individuali e della fase di lavoro, si potrà anche usare un fascione da volteggio o si potrà decidere di fare delle sedute o alcuni momenti seguendo la tecnica del “maternage”(l’operatore siede a cavallo dietro al soggetto).

Agli allievi si chiederà, per motivi di sicurezza, di utilizzare il Cap (che potrà essere anche fornito dal Centro) e il corpetto, nel caso di conduzione autonoma del cavallo. Non sono invece indispensabili, anche se consigliate, calzature da equitazione (scarponcino basso con/senza gambali o stivali in gomma o cuoio) che possono essere sostituite da scarpe da ginnastica alte o scarponcini invernali. L’allievo potrà indossare pantaloni tipo jeans, che proteggano la gamba da abrasioni e da irritazioni provocate dal sudore del cavallo nelle giornate calde, maglietta, pile, giubbini a seconda della stagione. L’abbigliamento dovrà comunque favorire l’esecuzione di movimenti con gli arti superiori, inferiori, il tronco, senza correre il rischio di impigliarsi nella sella o in altre parti della bardatura.

La sessione di lavoro avrà inizio con il lavoro a terra di preparazione del cavallo (se reso possibile dalle caratteristiche funzionali del soggetto), proseguirà con la conduzione del cavallo a mano con la longhina, quindi la salita a cavallo, l’attività in sella (rilassamento-esercizi-giochi) e terminerà con una corretta discesa da cavallo, seguita dal saluto al compagno di lavoro (carota- zuccherino).

La durata complessiva della seduta sarà massimo di un’ora per ciascun allievo, fatti salvi adeguamenti per necessità particolari di singoli soggetti che indichino la necessità di abbreviare il tempo.
Il gruppo, come già accennato, sarà formato da massimo tre allievi e l’obiettivo è quello di svolgere un lavoro in sezione, cioè eseguendo contemporaneamente gli stessi esercizi. Si valuterà, una volta conosciuti i soggetti coinvolti, quanto ciò possa essere fatto fin dall’inizio dell’attività o debba rappresentare piuttosto un obiettivo da raggiungere nel breve, medio o lungo termine. In base a ciò si potrà definire la necessità di usufruire di personale ausiliario in campo, per salvaguardare l’integrità fisica degli allievi, prevenendo possibili incidenti, favorire l’attenzione e l’esecuzione delle attività proposte, fornendo il necessario sostegno concreto o verbale.

Nel caso che, per uno o più soggetti, la partecipazione all’attività di R.E. avvenga in orario scolastico e venga quindi inserita nel Piano Educativo Individualizzato, si cercheranno, assieme ai Referenti Scolastici, modalità atte a coinvolgere i compagni di classe, per far sì che divenga un’occasione a sostegno dell’integrazione e, soprattutto, per fare emergere anche dinanzi ai coetanei capacità e competenze diverse da quelle evidenziate nel percorso di apprendimento scolastico, spesso penalizzanti l’immagine del disabile agli occhi degli altri.

Preventivo dei costi

Non vi sarà alcun onere economico da prevedere per remunerare l’impegno della conduttrice dell’intervento, Dr.ssa Giovanna Mazzotta, poiché questo sarà svolto in orario di servizio, quindi a carico della UOC NPIA, al pari delle altre attività cliniche e terapeutiche, dirette e indirette, svolte presso gli ambulatori di pertinenza.
Nel caso sia necessaria la presenza di personale ausiliario in campo, si esplorerà la possibilità di attingere a risorse già previste per il soggetto interessato (Educatori Professionali in ambito sanitario o sociale) purché abbiano ricevuto una formazione specifica sulla R.E. o abbiano almeno una sufficiente dimestichezza con l’ambiente e il cavallo, per poter operare in campo con la tranquillità necessaria, senza aver bisogno di una guida costante e di continui suggerimenti. Non si esclude la possibilità di far intervenire volontari o tirocinanti, con le stesse caratteristiche, purché sia garantita la massima regolarità possibile di partecipazione all’attività.
Nel caso sia necessario avvalersi di personale educativo e/o tecnici di equitazione, sempre all’interno di un rapporto individuale, al di là di quanto prima ipotizzato, è necessario prevedere un costo.
Ipotizzando un periodo di lavoro dalla prima settimana di Ottobre alla metà di Giugno per un totale di trentaquattro settimane, la spesa totale da preventivare per utente (esclusa la tessera e l’iscrizione al Centro Ippico, se si accetta la proposta avanzata) può variare dai 340/442 € senza intervento individuale di personale ausiliario ai 680/782 € se necessaria la presenza di personale ausiliario individuale.
Il materiale necessario allo svolgimento dell’attività (bardatura, attrezzature in campo, giochi, ecc.) verrà messo a disposizione dalla conduttrice dell’attività o reperito nel Centro Ippico.
Si auspica la possibilità di attingere a donazioni di Associazioni e Fondazioni, affinché la disponibilità economica familiare non rappresenti un criterio rilevante di esclusione o inclusione del bambino/ragazzo nel progetto.
Quanto proposto e indicato può, naturalmente, essere oggetto di ulteriori riflessioni e cambiamenti, fatti salvi gli elementi basilari del progetto, quali finalità e metodo di lavoro, caratteristiche essenziali del Centro Ippico.

Dr.ssa Giovanna Mazzotta
Neuropsichiatra Infantile
Coordinatore tecnico Progetto di R.E.

Bologna, 20 Agosto 2012


vasca idromassaggio a farfalla casa santa chiara

Richiesta Vasca Idroterapia

Richiesta contributo per il Progetto “Installazione e messa in opera vasca per idroterapia”

Raggiungimento progetto 35%

Io sottoscritta Taddia Paola, in qualità di coordinatrice del Centro Educativo Riabilitativo “Chicco Balboni” di Villanova di Castenaso, gestito da Casa Santa Chiara coop. sociale onlus di Bologna, con la presente chiedo la Vostra generosa collaborazione per consentire la fruizione di una “Vasca a farfalla” per idroterapia in favore dei ragazzini con disabilità inseriti al Centro.

Tale vasca per idroterapia è stata già donata al Centro ed attualmente si trova ancora montata presso un’abitazione, ma non è mai stata utilizzata. E’ necessario scollegarla dal luogo in cui si trova, trasportarla, installarla, metterla in opera e rendere l’ambiente che l’accoglie idoneo al nuovo servizio.

Le dimensioni della vasca sono di 280x200x100 cm e la forma è a farfalla. La sua capacità utile è di 700 litri d’acqua.

Essa verrebbe impiegata per trattamenti in acqua e massaggi rilassanti, anche attraverso getti d’acqua erogati sia attraverso un tubo per idromassaggio – massaggio subacqueo o getti massaggianti – sia da getti idromassaggio. Inoltre, l’effetto del getto d’acqua può essere incrementato addizionando una certa quantità d’aria regolabile al fine di influenzare positivamente l’effetto del massaggio.

Questo tipo di attività in acqua dovrebbe produrre ai ragazzini che ne godranno rilassamento dei muscoli e sollievo alle articolazioni, oltre che benessere psicofisico generale.

La forma a farfalla consente il facile accesso dell’educatore da tutti i lati.

Questo dispositivo è corredato di un sollevatore a soffitto che dovrà essere adattato e calibrato sul soffitto del nuovo ambiente che è inclinato.

La stanza che accoglierà la Vasca a farfalla attualmente è occupata da uno spogliatoio della Palestra situata nel cortile del Centro stesso. Questo ambiente verrà diviso in due da un muro: da una parte verrà installata la Vasca, dall’altra rimarrà spogliatoio della Palestra. Tale variazione di uso è stata comunicata al Comune di pertinenza, a cui inoltre deve essere presentato un Progetto “CIL”.

Sono necessari diversi lavori: di tipo tecnico progettuale; di tipo impiantistico sia nella casa attuale che nel nuovo ambiente che l’accoglierà; di facchinaggio; di smontaggio e rimontaggio del sollevatore; di tipo elettrico per illuminazione, per le prese di corrente nel nuovo muro e per collegamento a 380 volt; di tipo idraulico per gli scarichi e le adduzioni, le prese d’acqua ed il riscaldamento; di muratura per aprire e chiudere buchi e tagliole, per il rivestimento; di tipo termo idraulico per corpi scaldanti da acquistare e montare, boiler e caldaia, ventola aspirante per l’umidità; acquisto e montaggio di una porta e di tutto il materiale necessario per la manutenzione dell’impianto una volta installato. L’impianto infine dovrà essere collaudato.

Il costo di tutte le opere descritte si aggira sui 10.000,00 euro circa.

Si presume di iniziare i lavori a metà-fine febbraio del corrente anno.

Inoltre, si deve prevedere la manutenzione periodica della Vasca una volta che sarà in funzione.

Questo tipo di attività educativo riabilitativa, realizzata ad hoc sui bisogni e desideri dei ragazzini accolti, si ritiene costituisca una risorsa preziosa che contribuisce al loro benessere ed alla loro crescita personale.

La Vostra sensibilità verso questo tipo di attività in acqua in particolare era già stata dimostrata qualche anno fa, con un Progetto di costruzione di un’ala del Centro Chicco adibita a piscina per acquaticità con spogliatoi e fasciatoi, progetto per cui si doveva preparare una raccolta fondi che poi è tramontato, ma che è “rimasto nel cuore” di tutti noi.

A disposizione per ulteriori chiarimenti ed a produrre preventivi, progetto e fotografie, sicura di incontrare la Vostra generosa solidarietà, ringrazio per l’attenzione e porgo i più cari saluti.

 

 

La coordinatrice del Centro

Paola Taddia

 

 

 

Villanova di Castenaso, 21/01/2017


La Fondazione Irma Romagnoli nasce da un gesto d’amore.

L’amore che Irma Romagnoli nutriva per tutti gli esseri indifesi.

L’amore che l’ha spinta ad occuparsi con passione della cura di chi chiedeva il suo aiuto, grazie alla scoperta di un’energia innata che ha reso di lei una pranoterapeuta rispettata e raccomandata anche da medici specialisti.

La Fondazione Irma Romagnoli nasce per sua ultima volontà. Irma, che era solita dire “nulla chiedo e nulla rifiuto”, ha lasciato tutti i suoi beni in donazione alla Fondazione affinché continuasse ad occuparsi in suo nome degli esseri indifesi, in particolar modo dei bambini bisognosi e delle loro famiglie, ed al sostegno della ricerca sulle medicine tradizionali.

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